Si apre uno spiraglio concreto per la revoca della misura cautelare nei confronti di Franco Alfieri, ex sindaco di Capaccio Paestum ed ex presidente della Provincia di Salerno, coinvolto nell’inchiesta sul presunto scambio elettorale politico-mafioso legato alle elezioni amministrative del 2019.
Sono state infatti depositate le motivazioni della sentenza con cui la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio, l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Salerno che aveva confermato gli arresti domiciliari come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Cassazione boccia il Riesame: Alfieri verso una possibile scarcerazione
La Suprema Corte ha accolto il secondo ricorso presentato dalla difesa, affidata agli avvocati Agostino De Caro e Domenicantonio D’Alessandro, ritenendo carente e contraddittoria la motivazione alla base della decisione del Riesame, in particolare sul profilo dell’attualità delle esigenze cautelari. Un nodo centrale, secondo i giudici di legittimità, che non risulta adeguatamente argomentato alla luce del mutato contesto politico e amministrativo.
Nel ricorso, i legali di Alfieri avevano sostenuto l’inesistenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato, evidenziando come il presunto sodalizio criminale riconducibile a Roberto Squecco risulterebbe, allo stato, disgregato. La difesa ha inoltre ribadito che, secondo gli atti, sarebbe stato Squecco a esercitare pressioni e minacce nei confronti di Alfieri e non il contrario, elemento ritenuto significativo ai fini della valutazione delle esigenze cautelari.
Un ulteriore aspetto valorizzato riguarda il quadro politico-istituzionale di Capaccio Paestum, profondamente mutato rispetto all’epoca dei fatti contestati. Il Comune è oggi amministrato da una nuova maggioranza e da un nuovo sindaco, e non risultano imminenti appuntamenti elettorali. Circostanze che, secondo la difesa, ridurrebbero ulteriormente il rischio di condotte analoghe a quelle ipotizzate dalla Procura.
Il Tribunale del Riesame aveva rigettato l’istanza di revoca, confermando la misura cautelare. Tuttavia, la Cassazione ha censurato la decisione, rilevando che non è stato chiarito con quali soggetti criminali Alfieri potrebbe, allo stato attuale, intrattenere eventuali nuovi accordi di natura politico-mafiosa. I giudici hanno sottolineato l’assenza di riferimenti concreti a interlocutori criminali specifici e la mancanza di una spiegazione puntuale circa la presunta capacità dell’indagato di incidere sull’attuale assetto del Consiglio comunale.
Secondo la Suprema Corte, risultano generiche e prive di riscontri fattuali le affermazioni relative a una rete di “fedelissimi” ancora attiva o a un persistente potere politico dell’ex amministratore. Sono state invece dichiarate inammissibili le doglianze difensive legate al pericolo di inquinamento probatorio, mentre restano assorbite le questioni relative alla possibilità di applicare misure cautelari meno afflittive.
Alla luce di queste valutazioni, l’ordinanza è stata annullata con rinvio e gli atti sono stati trasmessi nuovamente al Tribunale del Riesame di Salerno, che dovrà riesaminare la posizione di Alfieri e motivare in modo rigoroso l’eventuale permanenza di esigenze cautelari attuali e concrete. Il procedimento resta aperto e, al momento, l’ex sindaco rimane agli arresti domiciliari, ma la decisione della Cassazione rappresenta un passaggio rilevante nell’inchiesta condotta dalla Procura di Salerno su presunti intrecci tra politica locale e criminalità organizzata.









