Nel 2025 in provincia di Salerno solo il 21,6% dei diplomati tecnici e professionali resta fuori da lavoro e università. I dati mostrano un’inversione di tendenza rispetto al passato. Lo riporta l’odierna edizione del Mattino.
Giovani, studio e lavoro: nel 2025 la provincia di Salerno riduce l’area grigia
Nel Salernitano qualcosa si muove, e a raccontarlo sono i numeri. Il 2025 restituisce un quadro più definito rispetto al passato: tra i diplomati degli istituti tecnici e professionali, i giovani che non risultano inseriti né nel mondo del lavoro né in quello universitario – includendo anche chi ha scelto l’estero o altri percorsi – sono 908. Su un totale di circa 4.200 diplomati, rappresentano il 21,6%. Tutti gli altri, 3.292 ragazzi pari al 78,4%, restano invece dentro percorsi riconoscibili.
È una fotografia che segna una discontinuità netta rispetto agli anni in cui il destino dei più giovani sembrava legato a una sola parola: partenza. Oggi la “valigia” perde centralità e smette di essere l’esito quasi obbligato. Il confronto con il passato rende evidente la svolta: nel 2019 i neo-diplomati diciannovenni collocati nell’area “Neet ed emigrati” erano 1.690; nel 2020 il dato scendeva a 1.200, per poi risalire a 1.450 nel 2021. Oggi il fenomeno appare più contenuto e soprattutto più governabile, con numeri che, rispetto al picco del 2019, risultano sostanzialmente dimezzati.
La mobilità non scompare, ma cambia forma: diventa selettiva, mentre cresce la possibilità di restare. Un andamento che si inserisce coerentemente nel quadro nazionale tracciato negli ultimi anni dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha spinto su un modello fondato non solo sul conseguimento del titolo di studio, ma su orientamento, accompagnamento e competenze realmente spendibili. Il ministro Giuseppe Valditara ha più volte ribadito come l’orientamento debba essere continuo e strutturato, capace di intercettare fragilità e prevenire passaggi a vuoto. In questo contesto, il ruolo del docente tutor diventa centrale per sostenere scelte consapevoli.
I dati emergono da un incrocio tra risultati ministeriali e indicatori della Fondazione Agnelli: l’area dei ragazzi fuori dal perimetro lavoro-università si restringe, mentre cresce quella di chi resta agganciato. È l’immagine opposta rispetto al passato, quando il Sud veniva descritto come un territorio capace di formare, ma incapace di trattenere.
Dove la tenuta è più solida: professionali e tecnici
L’analisi per segmenti chiarisce dove il sistema regge di più. Gli istituti professionali portano al diploma 1.800 ragazzi, dei quali 450 rientrano nell’area “Neet-estero”. Ma il dato più significativo riguarda chi resta: nell’indirizzo servizi, a due anni dal diploma, il 33% risulta occupato e un ulteriore 27% sottoccupato. Si arriva così al 60% già inserito nel mondo del lavoro, a cui si aggiungono un 8% che lavora e studia e un altro 8% che studia soltanto. La traiettoria prevalente, dunque, non è l’uscita dal sistema, ma la permanenza.
Per gli istituti tecnici, i diplomati sono 2.234 e i ragazzi nell’area “Neet-estero” 458. Anche qui la quota critica si mantiene attorno a un quinto: 21% nel tecnico economico e 20% nel tecnico tecnologico. In pratica, quattro diplomati su cinque restano agganciati tra lavoro e prosecuzione degli studi. Un risultato che conferma come l’istruzione tecnica, se sostenuta e orientata, non generi soltanto mobilità, ma anche radicamento. A completare il quadro ci sono i licei, che nel 2025 portano al diploma 4.881 studenti. Non rientrano nel conteggio dei 4.200, ma contribuiscono a delineare il profilo complessivo del capitale umano salernitano.
Università e continuità: la mappa dei licei
Qui il tema diventa la qualità delle traiettorie universitarie. Il liceo scientifico Giovanni da Procida rappresenta un caso emblematico: solo il 7% dei diplomati non si immatricola e l’83% supera il primo anno di università, ben al di sopra della media regionale del 75%. Il 67,3% sceglie l’Università di Salerno.
Risultati solidi anche per il liceo scientifico Andrea Genoino di Cava de’ Tirreni, con un tasso di successo dell’81% nel primo anno e il 71,7% degli immatricolati diretti a Salerno. Il liceo scientifico Nicola Sensale di Nocera Inferiore conferma una linea di stabilità: il 77% supera il primo anno universitario e il 65,5% sceglie l’Unisa.
Sul fronte dei classici, il Tasso mantiene livelli elevati di continuità: solo il 7% non prosegue gli studi e l’82% supera il primo anno. Il De Sanctis si colloca in linea con la media regionale, mentre spicca il De Filippis-Galdi, che raggiunge il 90% di successo nel primo anno universitario, contro una media regionale del 78%. Un capitale umano che non solo resta sul territorio, ma dimostra anche di saper reggere l’impatto con l’università.








