La comunità di Casalbuono rinnova il proprio legame con Sant’Antero, figura centrale della Chiesa delle origini e simbolo di fedeltà al Vangelo in un tempo segnato da persecuzioni e paura. Papa nel III secolo, Antero è ricordato come il custode della memoria dei martiri, colui che comprese l’importanza di tramandare le testimonianze di fede dei cristiani perseguitati.
Un pontificato breve ma decisivo
Di origine greca, Sant’Antero guidò la Chiesa di Roma per pochi mesi, ma lasciò un segno profondo. In un periodo storico fragile, caratterizzato dalla repressione contro i cristiani, promosse la raccolta e la conservazione degli atti delle persecuzioni, affinché il sacrificio dei martiri non fosse cancellato dal tempo. Una scelta che trasformò la memoria in strumento di verità e identità per le future generazioni di fedeli.
Il martirio e l’eredità spirituale
La sua morte, avvenuta nel 236 d.C., è tradizionalmente collegata alle violenze contro i cristiani. Sant’Antero viene venerato come martire e testimone della fede fino all’estremo sacrificio. La sua sepoltura nella celebre Cripta dei Papi, nelle Catacombe di San Callisto a Roma, rappresenta un riconoscimento storico del suo ruolo e della sua santità nella Chiesa primitiva.
Patrono di Casalbuono, simbolo di identità
A Casalbuono, nel cuore del Vallo di Diano, Sant’Antero è molto più di una figura storica: è il patrono e il protettore della comunità. Ogni anno, il 3 gennaio, il paese celebra il Santo con solenni ricorrenze religiose che intrecciano fede, memoria e identità collettiva. La devozione popolare testimonia un legame profondo, tramandato di generazione in generazione.
Una statua dedicata a Sant’Antero è presente anche a Roccadaspide, nella località Massano, segno di una venerazione che supera i confini comunali e rafforza il valore simbolico del Santo nel territorio.






