Cronaca Salerno, Salerno

Salerno, il Codacons contesta l’ampliamento del porto: “A rischio spiagge e ambiente”

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Molo Ponente
Molo Ponente

Il Codacons Salerno entra ufficialmente nella polemica sull’ampliamento del porto commerciale cittadino, manifestando forti perplessità sulle conseguenze ambientali e sul futuro del litorale. L’associazione dei consumatori, con un comunicato diffuso oggi, denuncia come il progetto possa compromettere spazi pubblici costieri e ridurre le aree fruibili dai cittadini, con possibili ricadute negative anche su Marina di Vietri e Cetara.

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Secondo l’avvocato Matteo Marchetti, presidente del Codacons Campania, il piano di prolungamento della banchina presenta evidenti criticità, a partire dall’assenza di dati chiari sui benefici economici e dagli effetti sull’ambiente: “Non sono state neppure diffuse le misure di mitigazione previste”, sottolinea l’associazione. L’organismo annuncia inoltre la volontà di coinvolgere l’Unesco attraverso la predisposizione di un dossier, ribadendo come “non tutto possa essere piegato alle logiche del profitto e della speculazione”.

Tra le principali richieste avanzate dal Codacons vi è maggiore trasparenza sui tempi di apertura al traffico della nuova area di Porta Ovest e l’istituzione di una task force per favorire una migliore integrazione tra porto e città. L’associazione sollecita inoltre un monitoraggio costante della qualità dell’aria e delle acque, la pubblicazione periodica dei dati ambientali e il rafforzamento dei controlli sul traffico e sulle emissioni. Particolare attenzione viene dedicata al principio “chi inquina paga” e alla necessità di redigere rapporti ambientali periodici, con eventuali aperture dello scalo marittimo alla cittadinanza per abbattere le barriere tra porto e tessuto urbano.

Il Codacons sostiene che la vera strategia per Salerno non debba consistere in grandi opere infrastrutturali, ma in interventi sostenibili e condivisi, capaci di garantire la qualità della vita dei residenti e il rispetto delle normative europee. La presa di posizione dell’associazione riaccende così il dibattito pubblico sul futuro del porto e sul delicato equilibrio tra sviluppo economico e tutela del territorio.

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