Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, un uomo di 56 anni residente a Salento ha subito un grave infortunio sul lavoro, che ha trasformato una giornata normale in un calvario sanitario. Giovedì scorso, durante lo svolgimento delle proprie mansioni, una saracinesca è improvvisamente crollata, schiacciando la mano destra dell’uomo e provocando una frattura scomposta del quinto metacarpo, con lesioni ai tendini estensori.
Incidente sul lavoro nel Cilento: 56enne costretto a cercare cure a centinaia di chilometri
Accompagnato da un collega, il ferito si è recato inizialmente al pronto soccorso dell’ospedale “San Luca” di Vallo, dove i medici hanno evidenziato la gravità della situazione e indicato la necessità di un intervento chirurgico specialistico della mano. La struttura locale, non essendo attrezzata per l’operazione, ha consigliato di recarsi a Napoli.
Il 56enne ha quindi raggiunto l’Ospedale dei Pellegrini, dove è stato visitato ma non ricoverato a causa della mancanza di posti letto. Il giorno successivo, una consulenza specialistica ha confermato la diagnosi: «frattura scomposta del quinto metacarpo della mano destra con lesione dei tendini estensori e presenza di neoformazione», con l’applicazione di doccia gessata e la raccomandazione a sottoporsi all’intervento chirurgico. Tuttavia, nonostante la conferma della necessità dell’operazione, la struttura ha comunicato l’impossibilità di ricoverare il paziente per indisponibilità di posti letto e barelle, costringendolo a fare ritorno a casa con la mano immobilizzata.
A questo punto, la figlia dell’uomo si è attivata per cercare soluzioni alternative, riuscendo infine a individuare un percorso terapeutico a Torino. La vicenda ha suscitato indignazione tra la comunità locale e acceso nuovamente i riflettori sulle criticità del sistema sanitario nel Cilento. Il sindaco Michele Santoro ha espresso forte disappunto: «Siamo di fronte all’ennesimo caso che dimostra il fallimento del sistema sanitario nei nostri territori. Un cittadino costretto a percorrere centinaia di chilometri per un intervento urgente, dopo essere stato rimbalzato da una struttura all’altra. È inaccettabile: così si nega il diritto alla salute».
