Un team internazionale di ricercatori guidato da Adriana Moroni, Erica Piccirilli, Stefano Benazzi e Stefano Ricci (Università di Siena e di Bologna) ha condotto uno studio approfondito su un dente umano rinvenuto nel 1966 durante gli scavi alla Grotta del Poggio, portando nuove conferme sulla presenza dei Neanderthal in Italia meridionale tra 200 e 130mila anni fa.

Confermata la presenza dei Neanderthal nel basso Cilento
Il reperto, un molare superiore sinistro di dimensioni relativamente grandi, presenta radici robuste e parzialmente fuse, un tratto noto come “taurodontismo”, caratteristico dei Neanderthal. La corona ha una forma asimmetrica e romboidale, con un rigonfiamento posteriore marcato, mentre la superficie masticatoria mostra un’usura moderata, indice dell’uso del dente in vita. Secondo lo studio, il molare appartiene a uno degli esemplari più antichi della specie nel Meridione, condividendo il primato con il celebre fossile di Altamura, datato tra 170 e 130mila anni fa.
La Grotta del Poggio e il Riparo adiacente rappresentano un archivio eccezionale per la ricostruzione del Paleolitico medio in Italia meridionale. Il deposito stratificato, spesso circa sei metri, contiene informazioni preziose sia sugli insediamenti umani sia sull’ambiente dell’epoca, che durante lo Stadio Isotopico 6 offriva rifugio a Homo neanderthalensis e a specie animali come elefanti e rinoceronti.
Oltre al dente, lo studio ha permesso di attribuire a un Homo sapiens della media Età del Bronzo un secondo reperto umano rinvenuto fuori contesto, un astragalo, anch’esso recuperato negli scavi condotti da Palma di Cesnola. Altri resti neandertaliani rinvenuti nel basso Cilento, tra cui la mandibola del Riparo del Molare di Scario e denti dalla vicina Grotta Taddeo, confermano la continuità della presenza umana nella regione durante e subito dopo l’ultimo interglaciale.
Le ricerche sono condotte dall’Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena, in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna e con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino. Lo studio beneficia del supporto del progetto europeo FIRSTSTEPS e della collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Camerota.

Il lavoro rappresenta un contributo fondamentale per comprendere la diffusione, le caratteristiche morfologiche e l’adattamento dei Neanderthal nell’Italia meridionale, offrendo nuove chiavi di lettura sulla loro interazione con l’ambiente e con le popolazioni successive.








