Ogni anno, il 27 gennaio, il Giorno della Memoria richiama l’Europa e il mondo al ricordo delle vittime della Shoah, perseguitate e sterminate dai regimi nazista e fascista. È una data che non appartiene solo alla storia, ma alla coscienza collettiva. In questo giorno, Positano offre una testimonianza particolare e preziosa: quella di una “città rifugio”, dove in anni segnati dall’odio seppe prevalere l’umanità.
Positano e l’accoglienza silenziosa
Durante la Seconda guerra mondiale, Positano, la Città Verticale della Costiera Amalfitana, divenne rifugio per numerosi ebrei e perseguitati politici. Una storia a lungo rimasta ai margini del racconto ufficiale, ma riaffiorata nel tempo grazie a studi, testimonianze e alla mostra “In fuga dalla Storia”, organizzata nel 2005 dal Centro di Storia e Cultura Amalfitana.
Qui, in modo quasi “illogico” per l’epoca, molte persone vissero alla luce del sole, formando comunità, condividendo momenti di vita quotidiana, talvolta perfino feste. E quando arrivavano i controlli, entrava in gioco una rete silenziosa di protezione, fatta di cittadini comuni, medici, marinai e anche rappresentanti delle istituzioni locali.
Una rete umana che salvò vite
Secondo le ricostruzioni e le memorie tramandate, a Positano nessuno fu lasciato senza cibo o senza aiuto. Negozianti che facevano credito, famiglie che offrivano pane, vino e riparo, medici che prestavano cure senza fare domande. Un’umanità diffusa che trasformò il paese in un luogo sicuro, nonostante i rischi enormi per chi aiutava.
Ancora oggi restano aspetti da approfondire: ruoli istituzionali poco chiari, protezioni tacite, complicità “buone” che permisero a tanti perseguitati di salvarsi. Una storia che chiede studio, riconoscimento e memoria.
Artisti e intellettuali in fuga dalla Storia
La Costiera Amalfitana, e Positano in particolare, accolsero anche numerosi artisti, scrittori e intellettuali in fuga dalle persecuzioni. Tra questi Stefan Andres, Armin T. Wegner, Karli Sohn-Rethel, Kurt Craemer e Irene Kowaliska. Wegner, ufficiale tedesco e scrittore, è ricordato per il suo coraggio: denunciò il genocidio armeno e osò scrivere a Hitler, pagando un prezzo altissimo per il suo dissenso.
Questi rifugiati, arrivati per “scomparire dalla storia”, finirono paradossalmente per contribuire alla rinascita culturale e turistica di Positano, gettando le basi della sua vocazione internazionale. Nel mezzo dell’orrore, l’accoglienza generò futuro.
Auschwitz e la liberazione
Il Giorno della Memoria ricorda il 27 gennaio 1945, quando l’Armata Rossa liberò il campo di sterminio di Auschwitz. Migliaia di sopravvissuti furono strappati alla morte, ma il mondo scoprì l’abisso: numeri tatuati sulla pelle, esseri umani privati del nome, della dignità, dell’identità.
Molti perseguitati trovarono rifugio anche in piccoli borghi italiani. Tra i sopravvissuti alla clandestinità figurano nomi che avrebbero segnato la cultura mondiale: Rita Levi-Montalcini, Carlo Levi, Franca Valeri, François Englert, Roald Hoffmann. Le loro storie dimostrano quanto l’accoglienza possa cambiare il destino non solo di una persona, ma di intere comunità.
Una memoria che parla al presente
Ricordare Positano come “città rifugio” significa riconoscere il valore di chi, senza proclami, scelse il bene. È una memoria che interpella anche il presente, in un mondo ancora attraversato da guerre, persecuzioni e tragedie umanitarie. La storia non è finita, e non sempre insegna. Proprio per questo, ricordare non è un gesto rituale, ma un atto di responsabilità.
Positano, con la sua storia di accoglienza, ci ricorda che anche nei tempi più bui l’amore può prevalere sull’odio.








