Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, si aprirà a marzo prossimo il processo per la morte di Umberto Maddalo, deceduto nel dicembre 2021 dopo un intervento cardiochirurgico eseguito all’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno.
Il giudice dell’udienza preliminare Valeria Campanile ha disposto il rinvio a giudizio del cardiochirurgo Enrico Coscioni e di altri tre sanitari coinvolti nell’operazione: i cardiochirurghi Gerardo Del Negro e Francesco Pirozzi e l’anestesista Pietro Toigo. Il dibattimento si svolgerà davanti al giudice monocratico Caccavale, della prima sezione penale del Tribunale di Salerno.
Garza dimenticata dopo l’intervento, Coscioni a processo
A Coscioni, difeso dagli avvocati Agostino De Caro e Antonio Castaldo, vengono contestati i reati di omicidio colposo e falso. Per Del Negro, Pirozzi e Toigo, assistiti rispettivamente dagli avvocati Sofia, Balsamo e Vitale, l’accusa è invece di omicidio colposo. La decisione del gup arriva al termine dell’udienza preliminare, accogliendo l’impostazione accusatoria della Procura.
La vicenda giudiziaria riguarda l’intervento cui Maddalo fu sottoposto nel dicembre 2021: una sostituzione della valvola aortica con bioprotesi associata a una rivascolarizzazione coronarica. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’operazione si sarebbe rivelata particolarmente complessa e sarebbe stata segnata da una serie di condotte ritenute colpose. In particolare, nel corpo del paziente sarebbe stato dimenticato un lembo di garza di circa otto centimetri, rinvenuto successivamente in sede autoptica nella biforcazione aorto-iliaca.
L’inchiesta era emersa pubblicamente nel marzo 2024, quando furono disposte misure interdittive nei confronti dei sanitari: un anno per Coscioni, nove mesi per Del Negro e Toigo, sei mesi per Pirozzi. Le accuse si fondano anche sulle consulenze tecniche disposte dalla Procura di Salerno. Secondo i periti, l’intervento sarebbe stato caratterizzato da imprudenza già nella fase pre-operatoria, poiché non sarebbe stato convocato l’heart team, organismo multidisciplinare che avrebbe potuto orientare verso una procedura di cardiologia interventistica anziché cardiochirurgica.
Durante l’operazione, inoltre, l’equipe si sarebbe trovata di fronte a una estesa calcificazione dell’aorta ascendente. Un riscontro che, secondo le linee guida richiamate dagli inquirenti, avrebbe dovuto indurre a sospendere l’intervento. Al contrario, l’operazione venne portata a termine. Al termine della sostituzione valvolare, dopo la chiusura del miocardio e la ripresa dell’attività cardiaca, la garza dimenticata nel ventricolo sinistro avrebbe iniziato a migrare nel sistema vascolare.
Gli atti dell’accusa evidenziano che, una volta riscontrata la mancanza della garza nel conteggio finale, sarebbero stati necessari immediati e specifici accertamenti per individuarla e rimuoverla. Invece, secondo la ricostruzione, il paziente venne trasferito in rianimazione senza il recupero del materiale e senza eseguire ulteriori esami ritenuti indispensabili. Viene inoltre contestata una comunicazione incompleta ai sanitari della rianimazione sulle criticità emerse in sala operatoria, circostanza che avrebbe impedito una valutazione clinica adeguata e tempestiva.







