Cronaca Salerno, Salerno

Emergenza cinghiali nel Cilento, quasi 600 abbattimenti in tre mesi: il Parco accelera sul contenimento

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Foto generica
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Come riportato da Il Mattino, nel Cilento resta al centro del dibattito pubblico la questione legata alla presenza crescente dei cinghiali, fenomeno che da anni rappresenta un’emergenza per l’agricoltura, la sicurezza stradale e la tutela dell’equilibrio ambientale. La proliferazione incontrollata degli ungulati sta provocando danni alle colture, incidenti sulle arterie viarie e alterazioni nella catena ecologica boschiva, costringendo istituzioni locali e Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni a intensificare in modo sistematico le operazioni di contenimento.

Emergenza cinghiali nel Cilento, quasi 600 abbattimenti in tre mesi

Il presidente dell’Ente Parco, Giuseppe Coccorullo, ha fornito un aggiornamento sulle misure intraprese e sui risultati ottenuti negli ultimi mesi. Tra il 15 agosto e il 31 ottobre sono stati abbattuti quasi 600 capi grazie al lavoro dei selecontrollori, oggi circa 600 operativi nel territorio protetto. Per garantire un’attività costante, il regolamento interno è stato modificato, inserendo l’obbligo per ciascun selecontrollore di effettuare almeno 24 uscite annuali e un minimo di 12 abbattimenti. Il mancato rispetto dei parametri comporta la possibile revoca del tesserino e lo scorrimento delle graduatorie, così da mantenere l’efficacia del sistema di contenimento.

Parallelamente, resta consistente il quadro degli indennizzi destinati al settore agricolo. Dal 2018 al 2024 sono stati liquidati circa 2,5 milioni di euro a favore di aziende e coltivatori colpiti dalle incursioni dei cinghiali. A queste risorse si aggiungono ulteriori 600mila euro investiti per l’installazione di recinzioni elettrificate atte a proteggere le coltivazioni maggiormente esposte.

Accanto all’azione di controllo, il Parco sta lavorando alla costruzione di una filiera di valorizzazione della carne di selvaggina, con l’obiettivo di trasformare una criticità in una possibile risorsa economica sostenibile. La principale criticità riguarda la distribuzione: l’azienda incaricata del ritiro opera prevalentemente fuori zona e nel territorio cilentano manca una radicata cultura gastronomica legata alla carne di cinghiale. Per questo sono stati avviati incontri informativi rivolti a ristoratori, produttori e operatori del settore per ampliare il potenziale mercato.

Attualmente i centri di raccolta dei capi abbattuti sono quattro: Felitto, Cuccaro Vetere, Roscigno e Morigerati. La rete, però, è destinata ad ampliarsi. Nei giorni scorsi il Comune di Perdifumo ha deliberato la concessione in comodato d’uso gratuito di un locale di proprietà comunale per l’apertura di un nuovo centro. La carne, dopo i controlli sanitari, viene conferita al centro di lavorazione gestito dalla ditta Fmf Carni srls di Picerno, che cura trasformazione e distribuzione.

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