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Danno erariale da oltre sei milioni di euro alla Provincia di Salerno: confermate le condanne per due ex dipendenti e una banca

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La Provincia di Salerno

È definitivo, sul piano contabile, il giudizio sul presunto danno erariale da oltre sei milioni di euro arrecato alla Provincia di Salerno. La seconda sezione centrale d’appello della Corte dei Conti ha respinto integralmente i ricorsi presentati da due ex dipendenti dell’ente provinciale e dall’istituto bancario che, all’epoca dei fatti, gestiva il servizio di tesoreria come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.

I giudici hanno confermato le condanne al risarcimento in favore di Palazzo Sant’Agostino, rimodulando solo parzialmente la posizione della banca, per la quale la responsabilità amministrativa è stata qualificata come colpa grave e non dolo.

Danno erariale da oltre sei milioni di euro alla Provincia di Salerno: condanne confermate

La decisione arriva a seguito dell’appello contro la sentenza di primo grado emessa nell’agosto 2024, che aveva accolto l’impianto accusatorio delineato dalla Procura regionale della Corte dei Conti. L’atto di citazione risale al luglio 2022 ed è collegato a un’indagine della Procura della Repubblica di Salerno, sviluppata anche attraverso accertamenti della Guardia di Finanza, su una serie di pagamenti ritenuti indebiti a favore di cinque imprese private. Secondo gli inquirenti contabili, le somme sarebbero state liquidate per lavori mai eseguiti oppure già saldati in precedenza.

Sotto esame sono finiti 36 mandati di pagamento emessi dalla Provincia di Salerno tra il 13 febbraio 2007 e l’8 agosto 2009, per un importo complessivo superiore a sei milioni di euro. I fondi furono erogati alle cinque imprese beneficiarie che, secondo l’accusa, sarebbero tutte riconducibili a un unico imprenditore. Le anomalie riscontrate hanno portato all’avvio dell’azione di responsabilità amministrativa nei confronti di diversi soggetti coinvolti nella filiera dei pagamenti.

Nel mirino della Procura contabile sono finiti Gerardo Volpe, all’epoca funzionario coordinatore contabile e referente per il settore tecnico dei Lavori pubblici; Luigi Calenda, dirigente del servizio Bilancio e Investimenti; Alfonso Blasio, istruttore direttivo contabile, per il quale è stata dichiarata la contumacia; e la banca Bper, titolare del servizio di tesoreria provinciale. Contestate anche le condotte di due dipendenti dell’istituto bancario che avrebbero proceduto al pagamento dei mandati nonostante irregolarità ritenute evidenti, pur essendo stati successivamente dichiarati estranei alle ipotesi di reato in sede penale.

Secondo la ricostruzione della Procura regionale, Volpe avrebbe curato l’istruttoria e la predisposizione della maggior parte dei mandati di pagamento in assenza di adeguata documentazione tecnica, amministrativa e contabile, formando fascicoli giudicati incompleti o incongrui. A ciò si sarebbe aggiunta la mancanza del previsto doppio vaglio autorizzatorio: molti mandati risultavano sottoscritti dal solo dirigente del servizio Finanziario, Luigi Calenda, con la seconda firma omessa, sbarrata o, in alcuni casi, apposta dallo stesso dirigente.

Una volta trasmessi al tesoriere, i mandati sarebbero stati liquidati sempre presso la stessa filiale bancaria, con prelievi effettuati quasi esclusivamente in contanti e per importi rilevanti. Modalità che, secondo l’accusa contabile, avrebbero consentito di eludere i controlli antiriciclaggio attraverso un non corretto censimento delle operazioni.

Con la sentenza d’appello, la Corte dei Conti ha ritenuto sussistenti gli elementi della responsabilità amministrativa, confermando l’obbligo di risarcimento del danno erariale a carico dei soggetti condannati. La decisione chiude un capitolo giudiziario complesso, che ha riguardato la gestione di risorse pubbliche e il sistema dei controlli interni ed esterni dell’ente provinciale.

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