Il Coordinamento di Ateneo dell’Università di Salerno aderisce allo sciopero del 12 dicembre 2025 per difendere libertà, dignità e diritto allo studio con particolare attenzione al precariato e al finanziamento dell’università pubblica.
Università di Salerno: Coordinamento di Ateneo aderisce allo sciopero del 12 dicembre 2025
Il Coordinamento di Ateneo Unisa, composto da docenti, ricercatori stabili e precari, dottorandi e studenti, ha confermato la propria adesione allo sciopero del 12 dicembre 2025. La decisione nasce dalla necessità di difendere la libertà e la dignità dell’università, soprattutto in un contesto segnato da riforme che incidono su accesso alla docenza, governance degli atenei e libertà di insegnamento e ricerca.
Le assemblee organizzate negli ultimi mesi hanno affrontato anche temi internazionali, come il sostegno alla Palestina, ma si sono concentrate sulle criticità interne: precariato diffuso, definanziamento strutturale e carenza di piani di reclutamento per il personale docente e di ricerca.
Obiettivi del Coordinamento
Tra le principali richieste e azioni da intraprendere si evidenziano:
-
Invertire il trend di riduzione dei finanziamenti per l’università, investendo in formazione e ricerca.
-
Definire meccanismi stabili di reclutamento per contrastare il precariato strutturale e garantire percorsi ordinari di ingresso in ruolo.
-
Riformare la governance degli atenei, bilanciando i poteri del rettore con organismi partecipativi effettivi e impedendo nomine governative nei consigli di amministrazione.
-
Semplificare il sistema di valutazione, orientandolo a stimolare la riflessione sulle attività accademiche, evitando competizione al ribasso tra atenei.
-
Riaffermare la centralità dell’università pubblica, difendendo la libertà di ricerca e contrastando iniziative legislative che equiparano antisionismo ad antisemitismo.
-
Tutela del diritto allo studio e delle condizioni di lavoro di tutto il personale universitario e dei ricercatori.
Il Coordinamento ribadisce che la precarietà e il definanziamento minano la qualità della ricerca e della docenza, con conseguenze negative per studenti, docenti e l’intera comunità accademica.

