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Coltelli a scuola, sicurezza sotto esame: presidi del Salernitano divisi sull’ipotesi metal detector

castel volturno coltello denuncia 11 febbraio
Foto di repertorio

I recenti episodi di cronaca che hanno coinvolto studenti in diverse città italiane hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza negli istituti scolastici, aprendo una riflessione che investe anche il territorio salernitano come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.

L’uccisione di un diciottenne all’interno di un istituto professionale a La Spezia e il ferimento di un liceale a Sora, avvenuto all’esterno della scuola, hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della prevenzione della violenza e degli strumenti a disposizione delle scuole per tutelare studenti e personale.

Presidi del Salernitano divisi sull’ipotesi metal detector

Tra i dirigenti scolastici emerge una consapevolezza condivisa: la scuola non è l’origine del disagio, ma uno dei luoghi in cui si manifestano tensioni sociali, fragilità emotive e conflitti giovanili sempre più complessi. In questo contesto, accanto al lavoro educativo quotidiano, torna d’attualità l’ipotesi di rafforzare i controlli agli ingressi, fino a valutare l’installazione di metal detector e verifiche sistematiche di zaini e borse.

Nel Salernitano, alcune posizioni si attestano su una linea di netta apertura verso misure di sicurezza più stringenti. La dirigente del liceo scientifico “Da Procida” di Salerno, Anna Laura Giannantonio, sottolinea come gli episodi più recenti dimostrino che neppure le scuole possono più essere considerate luoghi completamente immuni da rischi. Secondo la dirigente, l’adozione di strumenti di controllo rappresenterebbe una risposta concreta per prevenire tragedie e garantire un ambiente più sicuro, nella convinzione che la tutela della vita debba restare una priorità assoluta.

Un richiamo a esperienze già adottate in altri Paesi arriva da Cava de’ Tirreni. Maria Alfano, dirigente del liceo “De Filippis Galdi”, ricorda quanto osservato durante uno scambio Erasmus con un liceo parigino, dove gli studenti accedevano agli edifici scolastici solo dopo controlli ordinati con metal detector, introdotti in quel caso per ragioni legate all’allerta terrorismo. Un modello che, secondo la dirigente, evidenzia come le scuole siano sempre più chiamate a confrontarsi con contesti sociali complessi e con responsabilità che vanno oltre la didattica tradizionale.

Accanto a queste posizioni, non mancano valutazioni più prudenti. A Salerno, Daniela Novi, dirigente dell’istituto superiore “Giovanni XXIII”, pone l’accento sull’importanza della relazione educativa e del dialogo costante con gli studenti. Secondo questa impostazione, una cultura fondata prevalentemente sul controllo rischia di entrare in contrasto con l’osservazione attenta dei segnali di disagio, che dovrebbero essere intercettati prima di degenerare in comportamenti estremi.

Una riflessione simile arriva anche da Cava de’ Tirreni, dove Franca Masi, alla guida del “Della Corte Vanvitelli”, richiama la necessità di investire su percorsi di educazione emotiva, non violenza e gestione dei conflitti, rafforzando al tempo stesso l’alleanza tra scuola e famiglie. La dirigente evidenzia inoltre le difficoltà organizzative che l’introduzione dei metal detector comporterebbe in istituti con un numero elevato di studenti.

A tentare una sintesi è Barbara Figliolia, dirigente del liceo “Severi” di Salerno, che invita a non ridurre il tema della sicurezza a una questione esclusivamente tecnica. La prevenzione, secondo questa visione, passa soprattutto dalla capacità di affrontare il disagio giovanile, la solitudine emotiva e la difficoltà nella gestione dei conflitti. Eventuali strumenti di controllo potrebbero trovare spazio solo come misure eccezionali e temporanee.

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