Il Tribunale ha rigettato le istanze di revoca o riduzione degli arresti domiciliari presentate dalla difesa di Roberto Squecco, Antonio Bernardi e Michele Pecora, tutti coinvolti nell’inchiesta sul presunto patto corruttivo politico-mafioso legato alle elezioni amministrative del 2019 a Capaccio Paestum come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Capaccio Paestum, respinte le richieste di alleggerimento per Squecco
I tre indagati restano sotto misura cautelare per reati che vanno dallo scambio elettorale politico-mafioso, contestato a Squecco, alla tentata estorsione e rapina aggravata nei confronti dell’ex sindaco Franco Alfieri, per i quali sono accusati in concorso. Le difese avevano avanzato le richieste durante l’udienza preliminare del 21 gennaio, poi rinviata all’11 febbraio.
Nel provvedimento con cui sono state respinte le istanze, il giudice per le indagini preliminari Brigida Cavasino ha sottolineato come persistano sia gravi indizi di colpevolezza sia esigenze cautelari tali da giustificare il mantenimento degli arresti. Secondo il gup, non sono emersi elementi in grado di modificare il quadro complessivo della misura o di giustificare una rivalutazione della stessa.
Le difese avevano puntato, tra le altre argomentazioni, sul decorso del tempo, sull’osservanza delle prescrizioni e sul cambiamento del contesto politico-amministrativo a Capaccio Paestum. Tuttavia, per il giudice, il semplice passare del tempo e il rispetto delle regole imposte non sono sufficienti a modificare le esigenze cautelari. Non sono state accolte neppure le considerazioni relative alla situazione lavorativa di Bernardi e Pecora, entrambi non più operativi nell’ente comunale.
In aggiunta, il Tribunale ha respinto la richiesta avanzata da Squecco di trasferire gli arresti domiciliari da Montoro, in provincia di Avellino, a Capaccio Paestum, vicino alla famiglia.
Diversa la situazione dell’ex sindaco Alfieri, i cui legali hanno deciso di non presentare istanze di revoca in attesa dell’esito della Corte di Cassazione, che ha annullato l’ordinanza cautelare e disposto il rinvio degli atti al Tribunale del Riesame. Secondo la difesa, l’assenza di pericolo di reiterazione del reato è legata alla presunta disarticolazione del clan, all’attribuzione delle minacce a Squecco e al mutamento del quadro politico, con nuovo sindaco e nuova maggioranza, senza elezioni imminenti.
