La Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente il caso Beton Bert, confermando le condanne per bancarotta fraudolenta a carico di un imprenditore di Ascea, 75 anni, e di sua figlia, 44 anni. I giudici hanno respinto integralmente i ricorsi contro la decisione della Corte d’Appello di Salerno del 2024, riconoscendo la piena responsabilità degli imputati nello svuotamento del patrimonio della società, dichiarata fallita nel 2012.
Il nodo del leasing: 579mila euro mai rientrati
Il capitolo più rilevante della vicenda riguarda un immobile commerciale acquisito tramite leasing. La Beton Bert aveva versato canoni per oltre 1,1 milioni di euro senza mai entrare in possesso del bene. L’immobile, invece, era stato messo a disposizione di un’altra azienda riconducibile al genero dell’imprenditore, senza alcun pagamento di indennità o canone d’uso.
La difesa aveva sostenuto che non ci fosse distrazione del bene, poiché la società fallita non ne aveva mai avuto la disponibilità materiale. La Cassazione ha però chiarito che il reato risiede nell’aver “prosciugato la liquidità societaria”, sottraendo risorse ai creditori attraverso pagamenti privi di ritorno economico e a beneficio di terzi legati alla famiglia.
Automezzi ceduti a prezzo simbolico: condannata anche la figlia
La seconda operazione contestata riguarda la vendita di 19 automezzi aziendali. I mezzi erano stati trasferiti a una società gestita dalla figlia dell’imprenditore a un prezzo ritenuto “irrisorio”, causando un danno stimato di circa 150mila euro.
Anche qui i giudici hanno respinto le giustificazioni difensive, secondo cui si sarebbe trattato di una restituzione di veicoli originariamente concessi in affitto. I documenti prodotti non hanno supportato tale ricostruzione e, soprattutto, gli automezzi risultavano regolarmente immatricolati a nome della Beton Bert, elemento ritenuto determinante per confermare la distrazione patrimoniale.
Un verdetto che chiude anni di processi
Con questa decisione, la Suprema Corte mette la parola fine a una lunga vicenda giudiziaria che ha attraversato tre gradi di giudizio. Le condanne per bancarotta fraudolenta diventano così definitive, confermando l’impianto accusatorio sulle operazioni che avrebbero contribuito al dissesto della Beton Bert.








