Il Tar di Salerno ha sospeso la decisione dell’Asl Salerno di ridurre le ore di assistenza terapeutica a un ragazzo affetto da disturbo dello spettro autistico. I giudici hanno ritenuto necessario un approfondimento tecnico prima di pronunciarsi in modo definitivo, congelando di fatto il taglio disposto dall’azienda sanitaria.
La decisione contestata dalla famiglia
La vicenda nasce dal nuovo progetto assistenziale predisposto dall’Asl al compimento del quattordicesimo anno di età del minore. Il piano prevedeva una drastica riduzione della terapia domiciliare ABA (Applied Behavior Analysis), passando da un intervento intensivo a sole 20 ore mensili, senza supervisione specialistica né attività di supporto ai genitori.
Secondo i legali della famiglia, la riduzione – pari a circa cinque ore settimanali – rischierebbe di compromettere i progressi raggiunti, violando il diritto del ragazzo a un’assistenza adeguata. Da qui il ricorso al giudice amministrativo.
Il nodo della durata delle cure
Nel corso dell’istruttoria, il Tar ha rilevato incongruenze nella consulenza tecnica depositata agli atti. In particolare, i magistrati hanno evidenziato una discrepanza tra le relazioni del Consulente Tecnico d’Ufficio sulla durata del trattamento.
In uno dei passaggi più delicati, l’esperto parla della necessità di una “revisione del progetto dopo un anno”, senza chiarire se tale termine rappresenti la conclusione dell’intervento terapeutico o una semplice fase di verifica. Un’ambiguità che ha impedito al collegio di assumere una decisione definitiva.
Ordinata una nuova perizia
Per fare piena luce sulla questione, il Tar ha disposto un supplemento di indagine, imponendo al consulente di depositare entro trenta giorni una nuova perizia. L’esperto dovrà chiarire se la terapia debba essere garantita per un solo anno oppure fino al completamento del ciclo scolastico.
Continuità delle cure garantita
In attesa del nuovo accertamento tecnico e della sentenza definitiva, il Tribunale ha deciso di mantenere in vigore l’ordinanza cautelare precedente, assicurando così la continuità delle terapie per il ragazzo. Una scelta che tutela il minore da interruzioni assistenziali potenzialmente dannose, rinviando ogni valutazione finale a quando il quadro medico-scientifico sarà pienamente definito.








