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Angri, il calciatore Bruno Petrone accoltellato a Chiaia: “Dimenticare è impossibile ma ora voglio solo tornare a giocare”

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Bruno Petrone
Bruno Petrone

Aggredito e accoltellato a Chiaia, il giovane calciatore dell’Angri Bruno Petrone racconta il recupero dopo il ricovero e il desiderio di tornare in campo: “Dimenticare è impossibile ma ora voglio solo giocare”.

Angri, calciatore accoltellato a Chiaia: «Non si dimentica, ora voglio tornare a giocare»

Dimenticare non è possibile, ma guardare avanti sì. Bruno Petrone, 18 anni, calciatore dilettante, prova a lasciarsi alle spalle la notte di violenza che lo ha segnato profondamente. Aggredito e ferito gravemente a coltellate la notte di Santo Stefano in via Bisignano, nel cuore della movida di Chiaia, oggi è tornato a casa dopo due settimane di ricovero all’ospedale San Paolo, con i primi giorni trascorsi in terapia intensiva.

«Ora sorrido di nuovo alla vita e inseguo i miei sogni», racconta a Repubblica il giovane centrocampista offensivo dell’Angri, formazione che milita nel campionato di Eccellenza. Il recupero procede lentamente ma con segnali incoraggianti. «Sto meglio, miglioro giorno dopo giorno. I medici mi hanno rassicurato su ciò che per me conta di più: poter tornare a giocare», spiega.

Accanto a lui, in queste settimane difficili, non è mai mancato il sostegno della famiglia. La madre, Dorotea, ha affidato ai social un lungo messaggio di ringraziamento rivolto ai medici e al personale sanitario del presidio di Fuorigrotta: «Non hai mollato nemmeno quando tutto sembrava troppo grande, troppo ingiusto, troppo doloroso. Avete salvato nostro figlio e sostenuto due genitori mentre il mondo stava crollando».

L’aggressione è avvenuta al termine di una lite scaturita, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, per uno sguardo di troppo. Petrone è stato circondato e attaccato da un gruppo di cinque minorenni, che si sono presentati spontaneamente dai carabinieri poche ore dopo i fatti. Il più giovane, 15 anni, ha ammesso di aver inferto le coltellate per vendetta, riferendo di aver acquistato l’arma alcuni giorni dopo un precedente alterco avvenuto nella stessa zona.

Per la Procura per i minorenni di Napoli, guidata da Patrizia Imperato, si è trattato di una vera e propria «spedizione punitiva». Al ragazzo che ha colpito Petrone viene contestata anche l’aggravante della premeditazione: dopo l’aggressione, il coltello sarebbe stato gettato in un tombino. «Di quella notte ricordo tutto, ogni istante. Non ho mai perso conoscenza né lucidità, è qualcosa che non dimenticherò», racconta Bruno. Dei cinque giovani coinvolti, dice di conoscerne soltanto due, incontrati occasionalmente nei giorni precedenti.

Nonostante il trauma, il pensiero del giovane calciatore è già proiettato in avanti. «La mia priorità è tornare il prima possibile sui campi da calcio, ritrovare la squadra e i miei compagni», afferma, sottolineando anche l’importanza dell’affetto ricevuto: «Familiari, amici e tante persone che non conoscevo mi hanno dato una forza enorme».

Durante i giorni più critici del ricovero, i compagni dell’Angri e i dirigenti del club non lo hanno mai lasciato solo, facendo visita quotidianamente in ospedale. «Ringrazio la mia squadra, il Calcio Napoli e tutte le società che mi hanno dimostrato vicinanza e calore», conclude Bruno. Il ricordo di quella notte resterà, ma l’obiettivo è uno solo: tornare a rincorrere quel pallone che rappresenta la sua passione e la sua rinascita.

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