Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha sollevato ufficialmente la questione dell’inaccessibilità di un tratto di spiaggia libera ad Agropoli, segnalata dall’attivista Christian Durso. Il segmento interessato, lungo circa cinquecento metri tra il Lido Venere e la foce del fiume Solofrone, risulta inaccessibile alle persone con disabilità motoria a causa di barriere architettoniche che ne impediscono la fruizione.
Agropoli, il CNDDU denuncia l’inaccessibilità della spiaggia libera
Secondo il CNDDU, si tratta di una problematica che va oltre l’aspetto logistico: è un nodo giuridico e istituzionale, in cui le responsabilità degli enti locali risultano chiaramente definite dalla normativa vigente. Gli accessi esistenti presentano scale senza rampe e percorsi sconnessi, ostacolando l’uso di ausili per la mobilità e determinando una esclusione sistematica dalla fruizione di un bene pubblico fondamentale come la spiaggia.
Il Coordinamento sottolinea che l’accessibilità non è una scelta discrezionale, ma un obbligo costituzionale. La chiusura persistente del tratto di costa configura una condizione potenzialmente discriminatoria e viola la normativa nazionale e internazionale, inclusa la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. La rimozione delle barriere architettoniche viene considerata un dovere imprescindibile della Repubblica per garantire pari dignità e piena partecipazione sociale.
Il CNDDU ha richiesto alle autorità competenti un intervento urgente per chiarire i motivi del mancato adeguamento della spiaggia e i tempi previsti per il ripristino della piena fruibilità del bene demaniale. La proposta formulata da Durso — che prevede la messa a norma del sentiero esistente o la costruzione di una passerella lungo la strada provinciale — viene considerata dal Coordinamento una soluzione ragionevole e coerente con i doveri giuridici gravanti sugli enti locali.
Il Coordinamento evidenzia che garantire l’accesso alla spiaggia non è un mero intervento edilizio, ma un atto di rispetto dello Stato di diritto e dei principi costituzionali. Ogni ulteriore ritardo nell’adeguamento viene interpretato come una lesione della dignità umana e del diritto di cittadinanza, richiedendo risposte trasparenti e tempestive da parte delle istituzioni.








