Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, dopo l’adeguamento tariffario che ha interessato l’autostrada A3 Napoli-Pompei-Salerno, l’attenzione si sposta ora sulle ripercussioni per il settore dell’autotrasporto. Se per gli automobilisti l’impatto degli aumenti è stato contenuto, a destare preoccupazione sono invece i rincari applicati ai mezzi pesanti con quattro e cinque assi, per i quali dal 1° gennaio è scattato un incremento del pedaggio pari a dieci centesimi.
A3, scatta il rincaro per i tir: sindacati in allarme
La misura ha immediatamente sollevato le critiche delle associazioni di categoria e dei sindacati, che parlano di un ulteriore aggravio su un comparto già messo a dura prova dall’aumento dei costi energetici e dalle difficoltà strutturali della rete infrastrutturale del Mezzogiorno. Nel mirino anche la società concessionaria Spn, accusata da più parti di non aver accompagnato l’adeguamento tariffario con un corrispondente miglioramento dei servizi lungo i 51 chilometri dell’arteria autostradale.
Il tema del pedaggio sull’A3 riporta in primo piano una questione irrisolta da anni. Amministratori locali e rappresentanti della società civile tornano a rilanciare la proposta di una soppressione del casello e della liberalizzazione dell’autostrada, indicata come l’unica reale alternativa alla viabilità congestionata dell’ex Statale 18. A pesare sul giudizio complessivo è anche il sistema di pagamento: l’A3 resta infatti l’unica autostrada italiana caratterizzata da una tariffa fissa alla barriera di ingresso o uscita, indipendentemente dal tratto percorso, mentre solo gli utenti dotati di Telepass vedono applicata una tariffazione commisurata ai chilometri effettivamente percorsi.
Sul fronte sindacale, la Fit-Cisl di Salerno lancia un allarme sulle possibili ricadute economiche e occupazionali. Secondo il sindacato, l’aumento complessivo del pedaggio, stimato intorno al 2 per cento, rappresenta un costo difficilmente sostenibile per molte imprese di autotrasporto merci. Un aggravio che rischia di riflettersi direttamente sui lavoratori del settore logistico, già penalizzato da margini ridotti e da un contesto economico incerto.
A ribadirlo è il segretario generale della Fit-Cisl, Massimo Stanzione, che definisce l’incremento tariffario «un colpo pesante per le aziende che operano su una direttrice strategica per la mobilità del Sud». Secondo Stanzione, le conseguenze potrebbero essere particolarmente rilevanti per un comparto strutturalmente fragile, con effetti immediati sull’occupazione e sulla qualità del lavoro, rendendo necessario un confronto con le istituzioni e le rappresentanze del settore.
Sulla stessa linea la segretaria generale della Cisl Salerno, Marilina Cortazzi, che sottolinea come l’aumento, pur interessando formalmente solo i mezzi pesanti, finisca per gravare sull’intero sistema del trasporto e sui lavoratori. La richiesta è quella di un confronto urgente con la società concessionaria e con gli enti competenti, per chiarire lo stato degli interventi infrastrutturali e prevedere misure di sostegno concrete. In assenza di miglioramenti tangibili, il rincaro viene definito un costo non giustificato.
Il malcontento si estende anche al territorio. Cittadini e pendolari, in particolare quelli provenienti dalla Costiera Amalfitana, segnalano criticità legate alla viabilità e chiedono risposte sui tempi di realizzazione delle opere annunciate. In questo contesto, i consiglieri comunali di opposizione del gruppo “Vietri che Vogliamo” sollecitano chiarimenti sulla nuova rampa di accesso in direzione Salerno, ritenuta un intervento strategico per la sicurezza e la fluidità del traffico.








