La provincia di Salerno si posiziona tra le aree italiane con una forza lavoro relativamente giovane, nonostante il trend nazionale di invecchiamento dei dipendenti del settore privato come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola. Secondo l’ultimo dossier dell’ufficio studi della Cgia, basato su dati Inps 2024, Salerno occupa il 78° posto su 107 province per età media dei lavoratori non agricoli, superando 78 territori italiani.
Salerno regge l’età media dei lavoratori
I numeri indicano che nel 2024 i lavoratori dipendenti del settore privato a Salerno erano 254.874, dei quali 80.193 (31,5%) avevano più di 50 anni. L’età media si attesta a 41,61 anni, leggermente inferiore alla media nazionale di 41,91 anni, mentre in Campania il dato regionale è pari a 41,58 anni. Il confronto con le altre province campane evidenzia un panorama diversificato: Avellino 43,01 anni, Benevento 42,31, Napoli 41,45 e Caserta 41,18.
A livello nazionale, le province con la forza lavoro più anziana includono Potenza (43,63 anni), Terni (43,61) e Biella (45,53), quest’ultima con la più alta incidenza di lavoratori over 50 sul totale degli occupati, pari al 38,9%. Il Friuli-Venezia Giulia detiene invece il primato nazionale per percentuale di ultracinquantenni, 35,7%. All’opposto, la Valle d’Aosta registra la popolazione lavorativa più giovane, con un’età media di 40,07 anni.
Gli analisti della Cgia sottolineano come l’invecchiamento del personale non sia un fenomeno solo demografico, ma rappresenti anche un problema economico, soprattutto per piccole e microimprese. La carenza di ricambio generazionale può ridurre la capacità produttiva, rendere più difficile presidiare ruoli chiave e rallentare l’adozione di nuove tecnologie e modelli organizzativi.
In particolare, settori come l’edilizia, che dipendono fortemente da competenze pratiche e manuali, risentono in modo significativo dell’invecchiamento: la perdita di muratori, carpentieri e capicantiere senza adeguata sostituzione limita la capacità operativa e aumenta i costi per le aziende. Secondo la Cgia, questo squilibrio rappresenta un vincolo strutturale alla crescita e un freno all’innovazione produttiva, evidenziando la necessità di politiche mirate a favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.









