La giunta Fico introduce il salario minimo di 9 euro l'ora negli appalti pubblici in Campania per contrastare il lavoro povero. Ecco come funziona. L’intervento non impone un salario minimo generalizzato su tutto il territorio regionale, competenza che resta in capo al legislatore nazionale, ma utilizza lo strumento degli appalti pubblici per incentivare condizioni di lavoro più dignitose.
Salario minimo in Campania, la proposta della giunta Fico: come funziona il meccanismo
La giunta regionale della Campania, presieduta da Roberto Fico, ha avviato il nuovo corso amministrativo puntando su una misura a forte valenza sociale. Tra i primi atti figura un disegno di legge che introduce una soglia retributiva minima pari a 9 euro lordi all’ora, con l’obiettivo di contrastare il fenomeno del lavoro povero. L’intervento non impone un salario minimo generalizzato su tutto il territorio regionale, competenza che resta in capo al legislatore nazionale, ma utilizza lo strumento degli appalti pubblici per incentivare condizioni di lavoro più dignitose.
Il meccanismo del salario minimo negli appalti
Il provvedimento si applica alle gare bandite dalla Regione Campania, dalle ASL, dagli enti strumentali e dalle società partecipate. Le imprese che partecipano agli appalti potranno ottenere un vantaggio competitivo impegnandosi a riconoscere ai lavoratori una retribuzione oraria non inferiore ai 9 euro lordi.
In concreto, l’adesione a questa soglia salariale comporta l’attribuzione di un punteggio premiale in fase di aggiudicazione. Il sistema è stato concepito in modo flessibile e progressivo: chi offre trattamenti economici superiori alla soglia minima potrà ottenere un punteggio più elevato. È inoltre previsto un aggiornamento annuale dell’importo, così da adeguarlo all’andamento del costo della vita. La soglia dei 9 euro, secondo i parametri Istat, rappresenta infatti il limite oltre il quale il lavoro può essere considerato economicamente dignitoso.
Il quadro normativo e il precedente pugliese
La scelta della giunta Fico si inserisce in un contesto nazionale ancora privo di una disciplina specifica sul salario minimo. Le proposte discusse in Parlamento sono state trasformate in una delega priva di indicazioni economiche vincolanti. La Campania segue il modello già adottato dalla Regione Puglia, la cui normativa è stata ritenuta legittima dalla Corte Costituzionale. Nel dicembre 2025, la Consulta ha respinto il ricorso presentato dal governo Meloni, riconoscendo alle Regioni la facoltà di inserire clausole di dignità salariale nei bandi di gara. Il testo campano passa ora all’esame del Consiglio regionale per l’approvazione definitiva.

