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Positano, urbanistica e vincoli: il TAR obbliga il Comune a valutazioni puntuali

Positano urbanistica TAR Campania

Le questioni urbanistiche continuano a rappresentare uno dei nodi più delicati per Positano e, più in generale, per la Costiera Amalfitana. Una recente pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale ha riportato l’attenzione sulla necessità di un approccio rigoroso e puntuale da parte del Comune nella gestione dei procedimenti edilizi. Il caso riguarda un contenzioso avviato da un privato, al quale erano state contestate numerose opere ritenute abusive. Il TAR ha stabilito un principio chiaro: ogni intervento deve essere valutato singolarmente, senza ricorrere a provvedimenti cumulativi o indistinti.

La decisione del TAR: niente valutazioni “in blocco”

Secondo i giudici amministrativi, l’amministrazione comunale è tenuta a esaminare caso per caso ogni presunta irregolarità edilizia. Un orientamento che rafforza le garanzie procedurali per i cittadini e impone maggiore precisione nell’azione amministrativa, soprattutto in territori sottoposti a vincoli stringenti.

Il peso di norme datate e vincoli sovrapposti

Alla base di molte controversie urbanistiche c’è il Piano Urbanistico Territoriale (PUT), introdotto con la legge regionale 35/87. Si tratta di uno strumento normativo che, pur nato per tutelare ambiente e paesaggio, risente oggi di un’impostazione tecnica e cartografica ormai superata.

Il problema non è mettere in discussione la tutela del territorio, considerata imprescindibile, ma aggiornare regole e strumenti per renderli più chiari, coerenti e applicabili, riducendo il rischio di interpretazioni contrastanti e contenziosi infiniti.

Tra burocrazia e fragilità del territorio

La complessità non ricade esclusivamente sugli uffici comunali. Il sistema normativo vede l’intreccio di competenze tra enti diversi – dalla Soprintendenza agli organismi regionali – con vincoli che spesso si sovrappongono. Una situazione che finisce per generare incertezza, rallentamenti e, talvolta, scelte forzate da parte dei cittadini.

In altri contesti, interventi mirati sono stati possibili solo attraverso modifiche legislative ad hoc, segno di un impianto normativo poco flessibile.

Una vicenda ancora aperta

È bene ricordare che il TAR rappresenta il primo grado della giustizia amministrativa. La decisione, pur rilevante, non chiude definitivamente la vicenda: restano possibili ulteriori ricorsi al Consiglio di Stato.

La sentenza, però, riaccende il dibattito sulla necessità di una gestione urbanistica più ordinata, trasparente e moderna, capace di coniugare la tutela di un territorio fragile con il diritto a procedure chiare e certe.

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