Cronaca

Ritorna la “pezzotto tv” sui social: migliaia di multe in arrivo per gli utenti

pezzotto tv tiktok pronte multe utenti 16 gennaio
Foto generica
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La “pezzotto tv” torna a diffondersi sui social, soprattutto su TikTok. Non più decoder fisici, ormai sempre meno utilizzati e più facilmente individuabili, ma codici e link condivisi online previo pagamento con carte prepagate. A Napoli vertice tra pm e Guardia di Finanza: migliaia di multe pronte per gli utenti.

Pezzotto tv via TikTok, la Procura prepara migliaia di sanzioni

La “pezzotto tv” cambia volto e torna a diffondersi attraverso i social network, in particolare su TikTok. Non più decoder fisici, ormai sempre meno utilizzati e più facilmente individuabili, ma codici e link condivisi online previo pagamento con carte prepagate. Una nuova frontiera della truffa legata alla diffusione illegale di contenuti protetti da copyright, al centro di un’intensificazione delle attività investigative e di contrasto.

Film, serie televisive, eventi sportivi e musica vengono offerti a prezzi irrisori, con particolare attenzione alle partite di calcio — soprattutto quelle del Napoli — e agli incontri di tennis. Un fenomeno ormai diffuso su scala nazionale, con una forte incidenza anche a livello locale, che continua ad attirare l’attenzione delle autorità giudiziarie.

Il vertice in Procura

Il nuovo scenario sarà al centro di un incontro in programma a Napoli tra magistrati e Guardia di Finanza, finalizzato a definire strategie di contrasto più incisive contro il mercato clandestino dei contenuti audiovisivi. Da un lato l’obiettivo è colpire gli organizzatori del traffico illegale, dall’altro disincentivare l’utilizzo della “pezzotto tv” attraverso l’irrogazione di sanzioni agli utenti finali.

Sono infatti migliaia le multe pronte a essere notificate a cittadini che, negli anni, hanno fatto ricorso a decoder o codici abusivi. Le sanzioni arrivano al termine di un’articolata attività investigativa avviata nel 2024 dalla Procura di Napoli, con il coordinamento del pm Silvio Pavia e del procuratore aggiunto Alessandro Milita, sulla base delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza.

Le indagini e le condanne

L’inchiesta ha già portato a processi e condanne: tre gli imputati coinvolti, con la pena più severa inflitta al presunto organizzatore del sistema, condannato in primo grado a 4 anni e 4 mesi di reclusione. L’uomo ha facoltà di presentare appello, così come un altro imputato, mentre il terzo ha scelto di patteggiare. Un procedimento giudiziario considerato uno spartiacque, destinato ora a produrre effetti anche sul fronte delle sanzioni agli utenti.

L’identificazione dei fruitori dei servizi illegali è stata possibile grazie al lavoro del Nucleo speciale beni e servizi, reparto specializzato della Guardia di Finanza con sede a Roma, impegnato nel contrasto ai reati informatici. Dopo le condanne degli organizzatori, è ora imminente la fase delle notifiche delle multe.

Il nuovo sistema della “pezzotto tv”

Il meccanismo più recente prevede il collegamento a siti i cui server sono collocati in Paesi che non concedono facilmente la cooperazione giudiziaria internazionale. In questi contesti vengono creati server che consentono la ritrasmissione illecita di contenuti acquisiti inizialmente tramite abbonamenti legali, successivamente riprodotti e diffusi in modo clandestino.

L’accesso ai contenuti avviene attraverso link o codici forniti dopo il pagamento di somme irrisorie, spesso intorno ai dieci euro mensili, contro i costi ben più elevati degli abbonamenti ufficiali. La distribuzione dei contatti, un tempo affidata al passaparola, oggi passa in larga parte dai social network, con TikTok che si conferma una delle piattaforme più utilizzate.

La svolta attesa

La Procura di Napoli, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, mantiene alta l’attenzione sulla dimensione digitale del fenomeno. Il vertice previsto in Procura rappresenta un passaggio cruciale per fare il punto sulle indagini più recenti e sulle sanzioni da indirizzare agli utenti coinvolti. L’obiettivo dichiarato è duplice: colpire i registi delle truffe e responsabilizzare chi usufruisce dei servizi illegali.

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