Nel 2026 i requisiti per andare in pensione restano invariati ma già dal prossimo anno, quindi nel 2027, scatta l’aumento graduale dell’età di uscita. Tutte le novità previste dalla legge di Bilancio.
Pensioni, cambiano le soglie per lasciare il lavoro: cosa succede nel 2026 e cosa scatterà dal 2027
L’età per andare in pensione resta invariata nel 2026, ma la stretta è già scritta nero su bianco e partirà dall’anno successivo. La legge di Bilancio approvata a fine dicembre prevede infatti un progressivo innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi, insieme allo stop ad alcune misure di uscita anticipata. Per tutto il 2026, dunque, non ci saranno modifiche: la pensione di vecchiaia sarà accessibile a 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi, mentre per la pensione anticipata serviranno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
I nuovi requisiti dal 2027
Il cambiamento scatterà dal 1° gennaio 2027 e riguarderà i lavoratori con contribuzione antecedente al 1° gennaio 1996. In questo caso è previsto un primo aumento di un mese dei requisiti di accesso, che diventeranno ulteriormente più stringenti l’anno successivo con un incremento complessivo di due mesi, restando fermo il requisito minimo dei 20 anni di contributi.
Restano esclusi dall’innalzamento i lavoratori impegnati in attività usuranti. Per alcune categorie del comparto sicurezza – militari, carabinieri, guardia di finanza, polizia e vigili del fuoco – è previsto un ulteriore aumento graduale: un mese in più nel 2028, un altro nel 2029 e un ulteriore incremento a partire dal 2030.
Nel dettaglio, dal 2027 la pensione di vecchiaia richiederà 67 anni e 1 mese di età, che diventeranno 67 anni e 3 mesi dal 2028. Per la pensione anticipata, invece, serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne dal 2027; dal 2028 si salirà rispettivamente a 43 anni e 1 mese per gli uomini e a 42 anni e 10 mesi per le donne. Una volta maturati i requisiti, resterà comunque una finestra di tre mesi prima dell’erogazione dell’assegno.
Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996
Per i lavoratori con contribuzione successiva al 1° gennaio 1996, i requisiti restano allineati a quelli generali, con un’anzianità contributiva minima di 20 anni, a condizione che l’importo della pensione maturata sia almeno pari all’assegno sociale. Per il 2026 l’assegno sociale è fissato a 546,24 euro mensili. In alternativa, resta la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia a 71 anni di età con almeno cinque anni di contribuzione effettiva, senza vincoli sull’importo dell’assegno.
Addio a quota 103 e opzione donna, resta l’Ape sociale
La manovra non ha confermato per il 2025 quota 103, che consentiva l’uscita con 62 anni di età e 41 anni di contributi, né opzione donna, che permetteva il pensionamento anticipato a 61 anni con 35 anni di contributi per specifiche categorie. È stata invece prorogata fino al 31 dicembre 2026 l’Ape sociale, che consente l’uscita dal lavoro a 63 anni e 5 mesi per chi si trova in condizioni di disoccupazione, assiste un familiare con disabilità, ha una riduzione della capacità lavorativa per invalidità grave o ha svolto lavori gravosi con almeno 30 anni di contributi.








