Graffiti scoperti nel corridoio dei teatri di Pompei raccontano storie d’amore, gladiatori e vita quotidiana. Grazie a RTI e piattaforme 3D, emerge la memoria della città antica, proteggendo oltre 10mila iscrizioni.
Pompei, graffiti antichi rivelano gladiatori e storie d’amore grazie alla tecnologia
Nuove scoperte riportano in vita la quotidianità dell’antica Pompei: tra combattimenti gladiatori, amori e insulti, le pareti del corridoio che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana raccontano storie di vita vissuta, rimaste sepolte per oltre due secoli. Grazie a tecnologie avanzate, quasi 300 iscrizioni sono state ora documentate e studiate, di cui 79 mai identificate prima.
Il progetto Bruits de couloir, coordinato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer (Università della Sorbona) e Marie-Adeline Le Guennec (Università del Québec a Montréal) in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, ha permesso una lettura multidisciplinare dei graffiti, combinando archeologia, epigrafia, filologia e digital humanities.
“Solo la tecnologia può garantire un futuro a questa memoria della vita vissuta a Pompei – spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel –. Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, oltre 10mila in tutta la città, che raccontano passioni, interazioni quotidiane e momenti pubblici degli abitanti”.
Attraverso la tecnica RTI (Reflectance Transformation Imaging) e lo sviluppo di una piattaforma 3D integrata con fotogrammetria e metadati epigrafici, è ora possibile osservare dettagli invisibili a occhio nudo e creare strumenti di conservazione digitale. Il Parco prevede inoltre la realizzazione di una copertura del corridoio, per proteggere gli intonaci e consentire un’esperienza di visita immersiva, guidata dalle nuove tecnologie.








