Aveva simulato una grave leucemia per ottenere denaro da una donna conosciuta online: il Tribunale di Torre Annunziata lo ha condannato per sostituzione di persona. Lo riporta il Mattino.
Finge una leucemia per ottenere denaro: condannato per sostituzione di persona un falso marinaio
Aveva costruito un rapporto di fiducia online, facendo leva su storie drammatiche e malattie gravi, fino a convincere una donna a versargli 3mila euro. Il Tribunale di Torre Annunziata ha condannato a quattro mesi di reclusione uno straniero ritenuto responsabile del reato di sostituzione di persona. Cade invece l’accusa di truffa, per la quale il giudice ha disposto il non luogo a procedere a seguito del ritiro della querela.
Il raggiro sul web
I fatti risalgono al 2018 e si sono sviluppati attraverso contatti avvenuti in rete. La vittima, residente in Veneto, aveva conosciuto l’uomo online: questi si presentava come residente in Inghilterra e, per suscitare empatia, le aveva raccontato di aver perso moglie e figlio in un incidente stradale. Un racconto che aveva creato un forte coinvolgimento emotivo.
Successivamente, l’uomo aveva cambiato versione, sostenendo di dover raccogliere denaro per pagare le cure mediche della moglie di un amico, malata di leucemia. La richiesta iniziale era di 12mila euro, somma che – assicurava – sarebbe stata restituita. Per rendere il tutto più credibile, si qualificava come marittimo, spiegando di non poter ritirare personalmente il denaro perché spesso in navigazione. Convinta della veridicità della storia, la donna aveva effettuato un primo versamento. Solo in un secondo momento, insospettita da alcune incongruenze nella documentazione sanitaria ricevuta, si era rivolta alla polizia postale.
Le indagini e il processo
Gli accertamenti della polizia giudiziaria hanno permesso di risalire all’imputato attraverso il controllo di una carta Postepay e verifiche effettuate presso un ufficio postale di Boscoreale. Le indagini hanno inoltre ricostruito una serie di prelievi che hanno dimostrato come fosse stato proprio l’uomo a incassare il denaro.
Nel corso del processo, il giudice ha ritenuto provato il reato di sostituzione di persona: l’imputato si era infatti attribuito false generalità, utilizzando un profilo Facebook e messaggi WhatsApp per portare avanti l’inganno. L’uomo non si è mai presentato in aula e non ha mai fornito una propria versione dei fatti.








