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Torre del Greco, bambino portato via dalla famiglia: “Voglio tornare a casa”

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Carabinieri

Un bambino di Torre del Greco è stato allontanato dai familiari per evasione scolastica e trasferito in una casa famiglia. La difesa dei genitori chiede la revoca del provvedimento e denuncia violazioni procedurali.

Torre del Greco, bambino allontanato per evasione scolastica: in comunità rifiuta di mangiare

Non mangia, piange spesso e continua a chiedere di tornare a casa. È il disagio manifestato dal bambino di Torre del Greco allontanato dalla famiglia lo scorso 8 gennaio e trasferito in una casa famiglia di Caivano, senza alcun percorso di preparazione psicologica alla separazione. Durante una telefonata avvenuta domenica scorsa con i genitori e la sorella, il minore avrebbe espresso tutta la sua sofferenza. La registrazione della conversazione sarà ora depositata agli atti dal legale della famiglia, l’avvocato Rosanna D’Avino, insieme alla richiesta di revoca del provvedimento di collocamento in comunità e di annullamento degli atti giudiziari adottati.

Un caso che richiama alla mente quello di Palmoli: anche qui un bambino viene allontanato, sebbene abbia una casa, servizi essenziali, riscaldamento, relazioni sociali e amicizie. Il nodo della vicenda resta la scuola. Nel 2024 era infatti partita una segnalazione di evasione scolastica.

La decisione del tribunale

Il provvedimento di allontanamento è stato disposto dal Tribunale per i Minorenni di Napoli, su richiesta della curatrice nominata dopo la segnalazione dell’istituto “Don Bosco – Francesco d’Assisi”, frequentato dal bambino, che il prossimo 30 gennaio compirà 12 anni. Nonostante la segnalazione risalga al 2024, l’intervento è arrivato improvvisamente l’8 gennaio: all’uscita da scuola il minore è stato accompagnato dai carabinieri prima ai Servizi sociali del Comune di Torre del Greco e poi trasferito nella comunità di Caivano.

Una decisione inattesa anche per i genitori che, secondo quanto riferito dal loro avvocato, non avrebbero mai ricevuto comunicazioni ufficiali relative ai procedimenti in corso. Alla coppia viene contestata una condotta pregiudizievole, con limitazioni della responsabilità genitoriale e la nomina di una curatrice, per una presunta carenza di scolarizzazione dovuta alle numerose assenze. Il tribunale avrebbe inoltre disposto valutazioni psicologiche e un percorso di sostegno alla genitorialità che, secondo la difesa, non sarebbe mai stato effettivamente avviato.

Una sola la visita dei Servizi sociali presso l’abitazione, dove si trovavano la madre, la figlia maggiorenne e il bambino. Anche l’audizione della donna davanti al pm sarebbe stata unica: in quell’occasione la madre avrebbe raccontato di un periodo di difficoltà personale e delle problematiche, anche di salute, che avrebbero inciso sulla frequenza scolastica del figlio.

Le contestazioni della difesa

Secondo l’avvocato D’Avino, ai genitori sarebbe stato negato il diritto di difesa: «Non sono stati informati delle udienze né messi nelle condizioni di partecipare al procedimento», afferma la legale, parlando di una violazione del principio del contraddittorio. Nel fascicolo, sostiene la difesa, mancherebbero le notifiche formali e le relazioni richieste dal giudice. Inoltre, la prossima udienza è stata fissata a novembre, un’attesa ritenuta eccessiva alla luce delle condizioni del minore, che avrebbe difficoltà di attenzione, un forte legame con la madre e segnali di disagio all’interno della comunità. Il padre lavora come marittimo su una nave veloce; a casa attendono anche una sorella di 18 anni e un fratello di 17. «Si tratta del più piccolo della famiglia – conclude l’avvocato – e, a nostro avviso, è stato violato il principio del supremo interesse del minore».

Il fascicolo

Agli atti risulta una sola relazione dei Servizi sociali del Comune, relativa a una visita del 17 luglio scorso. In agosto era stato richiesto un nuovo colloquio con la madre, che però non avrebbe potuto presentarsi perché il figlio era rimasto coinvolto in un incidente stradale ed era ingessato. I percorsi di sostegno alla genitorialità attivati presso l’Asl, sebbene richiesti dal tribunale, non sarebbero mai partiti.

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