È scoppiata una dura polemica nella Diocesi di Aversa dopo la riapparizione pubblica di Don Michele Mottola, sacerdote condannato in via definitiva a 9 anni di carcere per abusi sessuali su una bambina di 11 anni. Il religioso ha preso parte, nei giorni successivi al Natale, alla processione di Santo Stefano Protomartire a Qualiano, sfilando accanto ad altri sacerdoti e a numerosi bambini impegnati come ministranti. La sua presenza è stata successivamente confermata anche in occasione della celebrazione di chiusura del Giubileo nella cattedrale.
La condanna e i fatti accertati
I fatti per cui don Mottola è stato condannato risalgono a quando operava a Trentola Ducenta. Le indagini, avviate dalla Procura di Napoli Nord anche grazie a servizi televisivi de Le Iene, portarono all’arresto del sacerdote.
Durante il processo emersero frasi rivolte alla minore come “è solo un gioco” e “non facciamo niente di male“. Dopo la condanna in primo grado, don Mottola ha scontato interamente la pena detentiva, subendo anche sanzioni canoniche da parte del tribunale ecclesiastico.
Le proteste e le critiche
La sua presenza pubblica ha riacceso l’indignazione di associazioni, attivisti e legali impegnati nella tutela delle vittime di abusi. Tra questi, l’avvocato Sergio Cavaliere, che ha definito “inaccettabile” la partecipazione di un sacerdote condannato per pedofilia a eventi religiosi pubblici, soprattutto in contesti che coinvolgono minori.
Non è la prima volta che il caso suscita reazioni forti: già nel 2019 una precedente ricomparsa di don Mottola aveva generato proteste e prese di posizione critiche.
La posizione del vescovo Spinillo
Di fronte alle polemiche, il vescovo di Aversa Angelo Spinillo ha diffuso una nota ufficiale, chiarendo che la partecipazione del sacerdote è avvenuta grazie a una “deroga eccezionale”, concessa nel segno della “penitenza e redenzione cristiana”.
Spinillo ha ribadito che don Mottola ha espiato le pene inflitte sia dalla giustizia civile sia da quella ecclesiastica, pur restando soggetto a limitazioni. Il vescovo ha inoltre assicurato che l’attenzione della diocesi verso la prevenzione degli abusi rimane “massima”.
Un caso che riapre il dibattito nella Chiesa
La vicenda ha riacceso il dibattito nazionale sul rapporto tra giustizia, perdono e tutela dei minori, soprattutto all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. In molti si interrogano sull’opportunità di consentire ruoli pubblici a sacerdoti condannati per reati così gravi, anche dopo l’espiazione della pena.
Il futuro della diocesi di Aversa
Il caso arriva in un momento delicato per la diocesi. Monsignor Spinillo compirà 75 anni il prossimo 1° maggio e, come previsto dal diritto canonico, dovrà presentare le dimissioni al Papa. Negli ultimi anni non sono mancate proroghe per altri vescovi italiani, ma il clamore legato a casi di abusi potrebbe incidere sulle decisioni della Santa Sede.








