Continuano le proteste in Iran contro la Repubblica islamica: 538 morti, più di 10mila arresti e Internet bloccato da oltre 60 ore. Massima allerta internazionale. Il presidente del Parlamento iraniano: “Se Trump attacca, noi reagiremo”.
Iran, le proteste antigovernative continuano: 538 morti e oltre 10mila arresti
Proseguono le manifestazioni antigovernative in Iran, giunte ormai al quindicesimo giorno consecutivo. A Teheran, nel quartiere Punak, migliaia di persone sono scese in piazza, scandendo slogan come “Lunga vita allo Scià”, mentre il blackout di Internet imposto dalle autorità è durato più di 60 ore, rendendo difficile la comunicazione con l’esterno.
Secondo l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), citata dai media internazionali, il bilancio delle vittime sale a 538, tra cui anche 48 membri delle forze di sicurezza. Gli arresti confermati superano i 10.600. Le violenze si sono estese anche alle cerimonie funebri: secondo fonti locali, le forze di sicurezza hanno utilizzato gas lacrimogeni e pistole ad aria compressa contro le famiglie che partecipavano ai funerali dei manifestanti uccisi, imponendo ai parenti il pagamento di circa 6mila dollari per il rilascio delle salme.
Le autorità iraniane accusano gli Stati Uniti di aver alimentato le proteste, iniziate per motivi economici ma rapidamente trasformatesi in un movimento antigovernativo diffuso in tutto il Paese. Le manifestazioni sono state caratterizzate da un uso massiccio della forza da parte delle forze di sicurezza, che hanno impiegato fucili militari, gas lacrimogeni e armi elettriche, provocando numerosi feriti gravi e decessi.
Il comandante in capo della polizia iraniana, Sardar Radan, ha dichiarato che il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato, celebrando quelli che ha definito “arresti importanti”. Ali Larijani, segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, ha sottolineato la distinzione tra proteste iniziali, comprensibili per le difficoltà economiche, e “correnti distruttive e organizzate” che avrebbero preso piede successivamente.
L’avvertenza agli Stati Uniti
Sul piano internazionale, gli Stati Uniti si dichiarano pronti a sostenere il movimento, mentre Israele mantiene lo stato di massima allerta per un possibile intervento americano in Iran. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha avvertito che eventuali attacchi statunitensi saranno considerati attacchi legittimi contro Israele e le basi militari americane nella regione. Il blackout di Internet, che secondo Netblocks supera le 60 ore, complica ulteriormente la possibilità di monitorare la situazione sul campo, aumentando la difficoltà di ricevere informazioni attendibili sulla reale portata delle proteste e della repressione.







