Si è chiuso con una condanna a cinque anni di reclusione uno dei procedimenti giudiziari legati alle truffe seriali ai danni di persone anziane, messe in atto attraverso il collaudato espediente delle false emergenze familiari. Protagonista della vicenda una giovane di 26 anni, residente a Nocera Inferiore, riconosciuta responsabile di una serie di raggiri consumati tra marzo e aprile del 2024 in diverse città del Nord Italia come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Finti parenti in fin di vita e soldi estorti agli anziani: condannata
La sentenza è stata pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Genova, all’esito di un processo celebrato con rito abbreviato. Il capoluogo ligure rappresenta uno dei principali luoghi in cui la donna, insieme ad altri soggetti, avrebbe portato a termine le truffe contestate. Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, gli episodi accertati sono quattro, due dei quali avvenuti in Liguria e gli altri tra la Lombardia orientale e la provincia di Brescia, precisamente a Cremona e Castenedolo.
L’imputata doveva rispondere anche dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe, contestazione che ha retto al vaglio del giudice. Al centro dell’inchiesta un’organizzazione con base operativa in Campania, specializzata nel colpire vittime anziane selezionate attraverso un’attenta attività preliminare. I contatti telefonici, spesso ripetuti, avevano lo scopo di creare uno stato di allarme e confusione, facendo leva su presunte gravi condizioni di salute di familiari stretti, come figli o nipoti, che avrebbero avuto bisogno di cure immediate o di assistenza legale urgente.
Una volta instaurato un rapporto di fiducia e di forte coinvolgimento emotivo, scattava la richiesta di denaro contante o di beni di valore. In questa fase entrava in azione la 26enne, incaricata di presentarsi direttamente presso le abitazioni delle vittime. Secondo l’impianto accusatorio, la donna si qualificava come collaboratrice o segretaria di un avvocato inesistente, fornendo così una copertura apparentemente credibile alla richiesta di soldi.
Emblematico uno degli episodi avvenuti a Genova, da cui prese avvio l’indagine. Una coppia di anziani, insospettita solo dopo i fatti, denunciò di aver consegnato alla giovane 300 euro in contanti e numerosi gioielli, per un valore complessivo stimato in circa 20mila euro. Non solo: la donna sarebbe riuscita anche a ottenere il bancomat delle vittime, utilizzandolo per effettuare prelievi per oltre 7mila euro. L’intera refurtiva non è mai stata recuperata.
Le indagini della polizia giudiziaria, coordinate dalla procura, si sono sviluppate attraverso l’analisi delle denunce, il confronto dei racconti delle vittime e l’esame dei filmati di videosorveglianza. Gli elementi raccolti hanno consentito di delineare un quadro unitario, riconducendo i vari episodi alla stessa banda. La giovane è stata successivamente identificata e arrestata.
Il giudice ha disposto il risarcimento generico del danno in favore delle parti offese, rinviando a una successiva causa civile la quantificazione precisa del valore dei beni sottratti. Per un’altra donna coinvolta nell’inchiesta, invece, è stato disposto il rinvio a giudizio al termine dell’udienza preliminare. Con il deposito delle motivazioni della sentenza, per la 26enne, attualmente sottoposta a misura cautelare, si aprirà la possibilità di presentare ricorso in appello.









