Economia

Domenico De Rosa sul 2025 in Europa: “Predica e arretra”, tra rischi industriali e illusioni per il 2026

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Domenico De Rosa
Domenico De Rosa

Domenico De Rosa, CEO del Gruppo Smet, analizza il 2025 in Europa e indica le sfide per il 2026: tra rallentamenti industriali, regole e l’illusione di facili correzioni.

Europa, De Rosa (Smet): “Predica e arretra il bilancio 2025”

Il 2025 si chiude come un anno di conferme e contraddizioni per l’Europa. A tracciarne un bilancio è Domenico De Rosa, imprenditore salernitano e CEO del Gruppo Smet, che in un’intervista ripercorre criticità e illusioni del Vecchio Continente e indica prospettive realistiche per il nuovo anno.

«Il 2025 ha chiuso la stagione degli alibi – spiega De Rosa –. Non è stato solo un anno complesso, è stato rivelatore. L’Europa, mentre si presenta come guida normativa e morale, arretra su industria, energia, rapidità decisionale e peso geopolitico. Quando non lo si vuole chiamare declino, lo si definisce “transizione”». Il titolo del suo commento, “Predica e arretra”, secondo l’imprenditore, non è una provocazione: «Predichiamo standard e vincoli, ma arretriamo su ciò che rende un continente competitivo. È come voler vincere una gara discutendo il regolamento mentre gli altri corrono».

De Rosa evidenzia in particolare la frattura tra politica e impresa: «Il sistema produttivo vive di tempi certi e costi controllabili. La politica europea, invece, opera tra rinvii e ambiguità. Nel 2025 l’incertezza è diventata strutturale, e le imprese hanno iniziato a pagare un costo fisso». Pur riconoscendo la necessità di protezione, l’imprenditore avverte: «Proteggere è doveroso, paralizzare è suicida. Un continente che produce regole più velocemente di quanto produca infrastrutture e produttività non protegge: aumenta i costi e penalizza chi investe e lavora». Guardando al 2026, De Rosa mette in guardia contro l’illusione di semplici aggiustamenti comunicativi: «Non bastano nuovi slogan o documenti. Servono scelte impopolari ma serie. Senza un’industria solida, lo stato sociale che si dice di difendere non è sostenibile».

Secondo l’imprenditore, l’errore più grande dei governanti europei è stato «confondere l’autorità con il moralismo, trasformando la politica industriale in una lezione permanente al mercato». Sul piano sociale, osserva la crescente stanchezza collettiva, con polarizzazione e diffidenza verso chi governa. Per il nuovo anno, le attese realistiche sono di continuità, crescita moderata, competizione globale intensa e pressione regolatoria in aumento. «Le imprese dovranno essere più snelle, capitalizzate e selettive negli investimenti», aggiunge.

De Rosa conclude con una proposta concreta: «Desidero un’Europa che smetta di punire la produzione e inizi a proteggerla sul serio: energia affidabile, infrastrutture efficienti, tempi amministrativi rapidi, regole proporzionate e una politica industriale con priorità chiare». Riassumendo il 2025 in una frase: «L’anno in cui l’Europa ha scoperto di essere vulnerabile, ma ha continuato a comportarsi come se fosse intoccabile». E ai lettori lancia una domanda aperta: «Qual è la rotta concreta per conciliare competitività e coesione sociale, senza trasformare l’Europa in un museo regolamentato che importa perfino la crescita?».

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