Le foto dell’archivio del Progetto Centola raccontano l’emigrazione dal Cilento a Caracas in Venezuela nel secondo dopoguerra tra partenze, sacrifici e riscatto sociale. Lo riporta Il Giornale del Cilento.
Da Centola a Caracas: le foto che raccontano la storia dell’emigrazione
Un racconto che supera i confini geografici e attraversa l’oceano, mettendo in relazione il Mezzogiorno d’Italia e l’America Latina. È la memoria dell’emigrazione cilentana a emergere dalle fotografie custodite nell’archivio dell’associazione culturale “Progetto Centola”, da oltre quindici anni impegnata nella raccolta e nella valorizzazione della storia locale.
Le immagini testimoniano il lungo viaggio di uomini e donne partiti da Centola e dalle sue frazioni verso il Venezuela, terra vissuta allora come un’opportunità di lavoro, riscatto e dignità. Un flusso migratorio che ha segnato profondamente il secondo dopoguerra e che, come più volte ricordato dal professor Ezio Martuscelli, presidente del “Progetto Centola”, ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo socio-economico della comunità centolese.
Le fotografie raccontano partenze e speranze. In uno scatto del 1949 un cittadino di Centola è ritratto poco prima di imbarcarsi su uno dei primi voli di linea del dopoguerra diretto in Venezuela. Un’altra immagine, risalente al 1953, mostra un emigrante di Palinuro in viaggio su una nave. Ci sono poi i volti di giovani sposi che hanno scelto di costruire la propria vita oltreoceano, le valigie consunte che evocano sacrifici, distacchi e ritorni, e scene di vita quotidiana a Caracas, con centolesi e palinuresi immortalati nelle botteghe o riuniti attorno a un tavolo.
Scatti che restituiscono un frammento di storia condivisa, fatta di dialetto cilentano che si intreccia allo spagnolo e di legami mai spezzati con la terra d’origine. Un patrimonio di memoria che acquista ancora più valore alla luce della crisi che oggi attraversa il Venezuela. Il contributo degli emigrati italiani fu infatti decisivo per la crescita economica del Paese sudamericano e, allo stesso tempo, portò benefici anche al Cilento e ad altre aree del Sud, dove molte famiglie riuscirono a migliorare le proprie condizioni di vita grazie alle rimesse inviate dall’estero.









