Sconti di pena nel processo d’appello sull’inchiesta “Civico 17”: la maxi operazione condotta dalla Procura di Salerno che ha smantellato un traffico di droga tra la Valle dell’Irno e l’Agro nocerino sarnese con base a Castel San Giorgio.
La Corte d’Appello di Salerno ha rivisto le condanne inflitte in primo grado, ridimensionando le pene per sette imputati. Per l’ottavo imputato, invece, la sentenza di primo grado è stata confermata. Lo riporta La Città di Salerno.
Castel San Giorgio, inchiesta “Civico 17”: sconti di pena in appello
Secondo l’impianto accusatorio, al vertice della rete della rete – con base a Castel San Giorgio e ramificazioni operative a Roccapiemonte, Mercato San Severino, Cava de’ Tirreni e Scafati – ci sarebbe la nocerina Emilia Capasso.
In secondo grado, per lei la Corte ha disposto una riduzione della pena: 4 anni e 10 mesi di reclusione, contro i 6 anni stabiliti in abbreviato in primo grado. Riduzione anche per il compagno, il 37enne Vincenzo De Martino, condannato a 3 anni e 4 mesi, rispetto ai 4 anni e 4 mesi inflitti in precedenza.
Scende la pena anche per lo scafatese Salvatore Abenante, imputato per detenzione di armi: dovrà scontare 2 anni e 10 mesi. Più severa, invece, la condanna per Francesco Osio, di Nocera Inferiore, che dovrà scontare 6 anni e 10 mesi in continuazione.
La Corte ha rideterminato le pene anche per i figli di Emilia Capasso: 3 anni e 3 mesi per Maria Rosaria Mari e 2 anni e 8 mesi per Francesco Mari. A Giuseppina Vitale sono stati inflitti 2 anni e 4 mesi di reclusione, mentre per l’ottavo imputato è stata confermata la condanna a 2 anni già decisa in primo grado.
La vicenda
I fatti contestati si sono svolti tra giugno 2021 e luglio 2022. L’inchiesta prese il via con l’arresto di Vincenzo De Martino, di Nocera, trovato in possesso di 22 grammi di cocaina e hashish, oltre a una somma di denaro ritenuta provento dello spaccio. Le intercettazioni successive hanno rivelato il coinvolgimento della compagna di De Martino, Emilia Capasso accusata anche di tentata estorsione. Secondo l’accusa, la Capasso avrebbe cercato di recuperare oltre 2mila euro, frutto dello spaccio di crack e cocaina, attraverso minacce. Una parte del denaro, in monete, era conservata in una bottiglia di plastica. La donna aveva consegnato i soldi alla sorella del compagno, che, temendo conseguenze legali, denunciò l’accaduto ai carabinieri.
Dopo l’arresto di De Martino, Capasso avrebbe gestito la piazza di spaccio itinerante, coinvolgendo anche i figli e distribuendo droga a consumatori sparsi tra l’Agro nocerino, la Valle dell’Irno e Cava de’ Tirreni. Le indagini hanno rivelato la partecipazione di altri soggetti incensurati, reclutati per custodire, tagliare e confezionare la droga. Durante un’operazione dei carabinieri, vennero sequestrati 105 grammi di cocaina, mentre un’altra parte della droga venne gettata in un fiume poco prima dell’arresto di De Martino, nel tentativo di evitare il sequestro.
Inoltre, l’analisi del telefono di Salvatore Abenante ha rivelato il possesso di diverse armi da fuoco, tra cui una pistola Glock 17 e tre mitragliatori Kalashnikov. Il traffico di droga veniva spesso mascherato durante le conversazioni telefoniche: le dosi erano indicate come “caffè”, “rose” o “telefoni”.









