La dirigente scolastica dell’Istituto tecnico “Antonio Pacinotti” di Fondi, Gina Antonetti, è stata sospesa dal servizio per tre giorni al termine del procedimento disciplinare avviato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in seguito alla morte di Paolo Mendico, lo studente di 14 anni che si è tolto la vita l’11 settembre scorso a Santi Cosma e Damiano, nel primo giorno di scuola. Il provvedimento è stato adottato dopo le verifiche ispettive disposte dal Ministero e condotte negli istituti scolastici di Santi Cosma e Damiano e Fondi, frequentati dal ragazzo.
Caso Paolo Mendico, sospesa per tre giorni la preside del Pacinotti di Fondi
Secondo quanto emerso dagli accertamenti amministrativi, il Ministero ha ritenuto di irrogare una sanzione disciplinare nei confronti della dirigente scolastica, mentre restano in corso le indagini della magistratura penale. La famiglia di Paolo ha più volte sostenuto che il giovane fosse vittima di episodi di bullismo e che la scuola fosse stata informata della situazione senza intervenire in modo adeguato e tempestivo. Circostanze che, secondo i familiari, avrebbero contribuito a un contesto di sofferenza culminato nel gesto estremo.
Parallelamente al procedimento disciplinare, proseguono le indagini della Procura della Repubblica di Cassino, mentre la Procura per i Minorenni di Roma sta svolgendo accertamenti sui coetanei di Paolo, indicati come possibili protagonisti di comportamenti vessatori. Al centro dell’attenzione investigativa ci sono anche i diari personali del ragazzo, nei quali emergerebbero segnali di disagio profondo, legati a presunti episodi di umiliazione e isolamento vissuti in ambito scolastico.
I quaderni e gli appunti di Paolo sono attualmente oggetto di analisi da parte della psicologa e grafologa forense Marisa Aloia, incaricata dalla famiglia di effettuare un’autopsia psicologica. Dagli scritti emergono elementi di solitudine, senso di ingiustizia e una marcata sofferenza emotiva. In particolare, il ragazzo racconta di una bocciatura in matematica che avrebbe vissuto come un’ingiustizia, soprattutto in relazione alla promozione di un compagno indicato come suo persecutore, avvenuta – secondo quanto annotato – grazie alla frequenza di un doposcuola che Paolo non poteva permettersi per ragioni economiche.
Un ulteriore elemento ritenuto significativo dagli inquirenti e dai consulenti della famiglia riguarda il comportamento del ragazzo nelle ore precedenti alla tragedia. Dai diari e dai messaggi emergerebbe che Paolo, il giorno prima del suicidio, aveva fissato un appuntamento online con un amico per giocare alla Xbox la sera successiva, un dettaglio che, secondo i familiari, indicherebbe l’assenza di una pianificazione del gesto e apre interrogativi su quanto possa essere accaduto tra il 10 e l’11 settembre.
Sul provvedimento disciplinare adottato dal Ministero è intervenuta con toni critici la FLC CGIL. «Un esito che dimostra quanto fosse fondato il nostro timore di una gestione sbagliata dell’intera vicenda da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito – ha dichiarato Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici del sindacato – che ha preferito concentrare l’attenzione sulla ricerca di un colpevole, mentre sono ancora in corso indagini penali per accertare eventuali responsabilità».
La vicenda continua a suscitare un ampio dibattito sul ruolo della scuola nella prevenzione del disagio giovanile e sulle responsabilità istituzionali nella gestione delle segnalazioni di bullismo, mentre la comunità locale resta scossa da una tragedia che ha riportato al centro dell’attenzione il tema della tutela degli studenti più fragili.








