Un addebito di 8,60 euro applicato in modo occulto sulle bollette Enel. È attorno a questa cifra, ritenuta dai promotori “troppo bassa per spingere qualcuno a denunciare”, che secondo gli investigatori ruota il progetto di una maxi-truffa da circa due milioni e mezzo di euro attribuito al clan Licciardi. La vicenda emerge dalle indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli e della Direzione distrettuale antimafia, che nei giorni scorsi hanno portato all’arresto di una ventina di presunti affiliati della storica organizzazione inserita nell’Alleanza di Secondigliano.
Camorra, 8,60 euro nascosti nelle bollette Enel
Le intercettazioni ricostruiscono un piano in cui la famiglia malavitosa puntava a colpire l’intero bacino dei 54 milioni di clienti Enel. La cifra da 8,60 euro sarebbe dovuta comparire tra le varie voci di spesa delle bollette, confluendo poi in conti correnti aperti ad hoc. Da lì, secondo gli inquirenti, il denaro sarebbe stato trasferito in pochi istanti tramite l’intervento di hacker russi, ucraini e romeni incaricati di far sparire le somme prima della redistribuzione tra i partecipanti all’operazione.
Dalle conversazioni emerge anche la necessità di un basista interno alla società, ritenuto fondamentale per introdurre la voce fraudolenta nelle fatture. Il progetto risalirebbe a febbraio 2023, periodo durante il quale gli investigatori documentano rapporti intensi tra i Licciardi e gruppi dell’agro nolano, in particolare il clan Russo. Gli indagati sostenevano inoltre che l’iniziativa non avrebbe comportato particolari rischi penali, poiché — a loro dire — si sarebbe configurata come appropriazione indebita e avrebbe potuto tradursi al massimo in una denuncia.
Secondo quanto captato dagli inquirenti, i vertici dell’organizzazione ritenevano improbabile che i clienti avrebbero contestato un addebito tanto modesto. Da qui l’idea di replicarlo su larga scala, generando quel flusso illecito da milioni di euro finito ora al centro dell’inchiesta.
