Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, arriva una nuova pronuncia giudiziaria sul caso di Alfonso Manzella, quarantenne di Pagani conosciuto anche con il soprannome di “Zuccherino” per precedenti esperienze nel mondo della musica neomelodica. La Corte d’Appello di Napoli ha confermato la responsabilità penale dell’imputato per una lunga serie di reati legati alla criminalità organizzata, rideterminando tuttavia la pena rispetto al primo grado di giudizio. La condanna è stata fissata in 10 anni e 8 mesi di reclusione.
La Corte d’Appello conferma la condanna per “Zuccherino”
Il procedimento riguarda un arco temporale compreso tra il 2016 e il 2020 e un’area geografica estesa tra l’Agro nocerino sarnese e il comune di Poggiomarino. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, furono condotte dai carabinieri del Nucleo operativo di Torre Annunziata in una fase caratterizzata da forti tensioni tra due gruppi criminali contrapposti, riconducibili rispettivamente a Rosario Giugliano e ad Antonio Giugliano.
Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo facente capo a Rosario Giugliano, ex esponente della Nuova Famiglia e successivamente collaboratore di giustizia, mirava a estendere il proprio controllo sulle attività illecite nel territorio di Poggiomarino e nelle zone limitrofe. In questo contesto, Manzella avrebbe assunto un ruolo operativo di primo piano, fungendo da referente sul territorio durante i periodi di detenzione del patrigno.
Gli atti processuali descrivono una serie articolata di condotte criminali. All’imputato viene attribuita la gestione dei proventi illeciti, la riscossione delle somme derivanti dalle estorsioni, nonché l’esecuzione di azioni intimidatorie nei confronti di imprenditori e soggetti ritenuti non allineati alle direttive del gruppo. Tra le contestazioni figurano anche episodi di minacce armate, possesso illegale di armi e intestazioni fittizie, oltre all’appartenenza a un’associazione a delinquere finalizzata al controllo del territorio.
Un passaggio centrale dell’inchiesta riguarda la fase di scontro tra le due fazioni, esplosa dopo la scarcerazione di Rosario Giugliano nel 2016. In quel periodo, il boss avrebbe trasferito la propria base logistica a Pagani, rafforzando i legami con il contesto criminale locale, come emerso in successive indagini della Dda di Salerno. Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori vi è un agguato avvenuto nel 2017 nel centro di Poggiomarino, quando un commando fece fuoco all’interno di una caffetteria con colpi esplosi ad altezza d’uomo. L’azione, secondo l’accusa, era finalizzata a colpire un esponente del gruppo rivale e a riaffermare la supremazia criminale sul territorio; l’organizzazione di quella “stesa” viene attribuita proprio a Manzella.
Nel giudizio di primo grado, i magistrati avevano escluso l’accusa di traffico di stupefacenti, pronunciando l’assoluzione su quel capo. La Corte d’Appello ha confermato l’impianto accusatorio residuo, riducendo la pena complessiva. Per conoscere le motivazioni della sentenza sarà necessario attendere il deposito previsto dai termini di legge.








