Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, la Procura di Salerno ha chiesto una condanna a 15 anni di reclusione per Massimiliano Damiani, imputato per il grave episodio di violenza avvenuto ai danni di un cassiere della discoteca “Dolce Vita”. La richiesta è stata formulata dai pubblici ministeri Valenti e Rinaldi nel corso dell’udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare Benedetta Setta, nell’ambito del processo celebrato con rito abbreviato condizionato.
Agguato al cassiere del “Dolce Vita”, la Procura chiede 15 anni
Damiani, difeso dall’avvocato Dino Pastorino, era stato arrestato nell’aprile dello scorso anno insieme al fratello Fabio, la cui posizione è stata successivamente stralciata dopo la scelta dell’imputato principale di accedere al rito alternativo. La vicenda, ora al vaglio del giudice, ricostruisce una sequenza di eventi che, secondo l’accusa, configura un tentativo di omicidio maturato in un contesto di ritorsione.
Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, l’origine dei fatti risale alla notte tra il 3 e il 4 settembre 2022, all’interno del noto locale della movida. In quella circostanza, Damiani avrebbe preteso uno sconto sulle consumazioni alcoliche, chiedendo di pagare 5 euro a bevanda anziché i 10 euro previsti. Al rifiuto del cassiere, l’uomo avrebbe reagito con atteggiamenti intimidatori, battendo i pugni sul bancone, afferrando la vittima per la nuca e costringendola ad avvicinarsi. Non solo: avrebbe poi oltrepassato il bancone, invitando il dipendente a seguirlo all’esterno del locale. Allontanato dal personale di sicurezza, Damiani avrebbe comunque rivolto minacce esplicite al cassiere, annunciando future ritorsioni.
Secondo quanto contestato, quelle minacce si sarebbero concretizzate circa due settimane dopo. All’alba del 18 settembre 2022, i due fratelli Damiani avrebbero atteso la vittima lungo la litoranea che collega Pontecagnano a Salerno, intercettando l’auto con cui il cassiere stava rientrando a casa dopo il turno di lavoro. Armati di pistola e con il volto coperto da passamontagna e occhiali scuri, avrebbero bloccato la corsia di marcia costringendo l’uomo a fermarsi.
A quel punto, sempre secondo l’impianto accusatorio, i due avrebbero tentato di aprire le portiere e di infrangere i finestrini dell’auto utilizzando il calcio delle armi. La vittima, riuscendo a ingranare la marcia, sarebbe però riuscita a sottrarsi all’aggressione. Ne sarebbe nato un inseguimento durante il quale sarebbero stati esplosi diversi colpi di pistola contro l’autovettura. Alcuni proiettili avrebbero infranto il lunotto posteriore e colpito i sedili, senza tuttavia ferire il conducente, che solo per circostanze fortuite è riuscito a salvarsi.
L’azione si sarebbe interrotta nei pressi dell’incrocio vicino al centro commerciale Siniscalchi, dove gli aggressori avrebbero desistito. La vittima, poche ore dopo, si è rivolta ai carabinieri per denunciare l’accaduto, dando avvio alle indagini che hanno poi condotto agli arresti.









