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Reddito di cittadinanza incassato senza averne diritto: condannato un 50enne del Cilento

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Reddito di Cittadinanza
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Reddito di cittadinanza percepito indebitamente: la Cassazione conferma la condanna per un 50enne di Vallo della Lucania ma rinvio per il ricalcolo della pena. Lo riporta SalernoToday.

Reddito di cittadinanza incassato senza averne diritto: condannato un 50enne di Vallo della Lucania

La responsabilità penale è stata confermata, ma la pena dovrà essere ricalcolata. La Corte di Cassazione mette un punto fermo sulla vicenda che riguarda un 50enne di Vallo della Lucania, finito sotto processo per aver percepito il Reddito di cittadinanza mentre era regolarmente impiegato in un panificio. La Terza Sezione Penale ha respinto le tesi difensive, riconoscendo il dolo nella condotta, ma ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello di Salerno per correggere un errore nel calcolo della pena. Secondo i giudici di legittimità, l’uomo è colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”, ma la sanzione inflitta dovrà essere rideterminata partendo dal minimo edittale corretto, fissato dalla legge a un anno di reclusione.

La vicenda giudiziaria

L’inchiesta nasce dalla richiesta di accesso al Reddito di cittadinanza presentata il 20 marzo 2019. Nel corso dell’erogazione del beneficio, però, la situazione economica del nucleo familiare era cambiata in modo significativo. Il beneficiario aveva infatti trovato lavoro in un panificio, prima con contratto a tempo determinato e poi a tempo indeterminato, mentre anche la moglie aveva iniziato a percepire redditi da attività lavorativa. Nessuna di queste variazioni era stata comunicata all’Inps, facendo scattare la contestazione per indebita percezione del sussidio.

Respinta la tesi difensiva sul Caf

La Cassazione ha smontato la linea difensiva fondata sul presunto errore del Caf. L’imputato aveva tentato di attribuire la mancata comunicazione dei nuovi redditi a una casella non barrata dall’operatore, sostenendo di non essere stato correttamente informato. Per gli Ermellini, però, la responsabilità resta in capo al beneficiario: la presentazione del modello “RdC-Com” è un obbligo personale e l’uomo era pienamente consapevole delle regole. Neppure la scarsa conoscenza della normativa è stata ritenuta una giustificazione valida. Continuare a percepire il sussidio per circa un anno pur svolgendo attività lavorativa è stato giudicato un comportamento consapevole e volontario.

L’errore sul calcolo della pena

L’unico punto accolto dalla Suprema Corte riguarda un aspetto tecnico. I giudici hanno rilevato un errore nella sentenza della Corte d’Appello di Salerno, emessa nel marzo 2025, che aveva calcolato la pena partendo da una base di due anni di reclusione. Un’impostazione definita “macroscopicamente errata”, poiché la norma prevede un minimo edittale di un anno. Per questo motivo, il procedimento torna a Salerno esclusivamente per la rideterminazione della pena.

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